Bumblebee and Hornet

As the animals went in two by two, hoorah! (…) The animals went in three by three, the wasp, the ant and the bumble bee

Passando per Tokyo il 3 di agosto, poteva capitare di sentire quanto segue:

come il calabrone, che “vola contro tutti i principi della fisica
Lo ha detto…il Premier Matteo Renzi ai top manager della business community nipponica nella colazione di lavoro a Tokyo

Mentre si attende una sicura prossima smentita ufficiale, nel caso la frase fosse stata realmente pronunciata dal Premier in presenza dei Business-men, spero che per una volta i seppur abili interpreti abbiano avuto difficoltà a tradurre, magari pensando che si trattasse di una frase idiomatica impossibile da rendere alla lettera, e abbiano optato per un qualsiasi detto delle loro parti. Però

Se è vero che non è bello che un Premier diffonda bufale, è anche vero che il suo mestiere consiste nel coinvolgere e trascinare quante più persone possibili (ne va del suo stesso posto di lavoro!), cercando, di quando in quando, di favorire anche la comunità mentre (comprensibilmente) aiuta anche  parenti, amici e compagni di partito. Che poi si interessi anche di scienza è decisamente secondario. Però

Non è che ci voleva questo granché a scoprire come stanno le cose – bastava una ricerca di non più di cinque minuti in internet – anche a non capirci un tubo di aerodinamica e di etologia…Per esempio, anche solo leggendo Wikipedia (nella omologa versione italiana, va letta anche la parte etichettata come “il ronzio“). E intanto

Intanto, già “calabrone” non è corretto. Quello che, per ben una notte (o forse due), ha messo in difficoltà un seppur abile dottore è stato un bombo, che ha un rapporto ali vs resto del corpo ben più svantaggioso. Siccome nella storia erano tutti di madrelingua estera, il bombo loro lo chiamavano “bumblebee” (mentre “calabrone” si dice “hornet“). E già si capisce che la bufala, nel varcare le frontiere, ha incontrato il fior fiore dei traduttori. Non solo ma, avendo avuto anni a disposizione per diffondersi via passaparola (perché internet a quei tempi non c’era, e sbugiardare questa bufala voleva dire incontrare gente che sa contare i capi di bestiame anche a occhio), si è ben radicata.  Però

È anche vero che la maggior parte dei passanti occasionali (in prevalenza gente di città) che ho incontrato fuori dai ranch, e coi quali per caso ho affrontato l’argomento, mi ha dimostrato di non conoscere la differenza tra un’ape,  una vespa e – figurarsi – tra un calabrone e un bombo. Quindi, siccome ai mandriani non sorge alcun dubbio nell’identificare certe bestie, e neppure che imenotteri da un lato e velivoli dall’altro volino, è chiaro che la bufala del “non lo sa nemmeno il dottore” l’hanno tramandata dei cittadini (oppure, per ripicca, dei rarissimi mandriani bocciati). Lo dico solo per cultura generale. Però

Via, lo sappiamo tutti che quelle bestie lì, siano bombi o calabroni o api o vespe volano; magari gli abitanti di città faranno un po’ di confusione tra le specie, ma sanno benissimo che pure il vero pomo della discordia, e cioè il bombo – quello che, in proporzione, somiglia al compagno di classe che mangiava più merendine degli altri, sulla pertica non riusciva a salire ma era un campione nel lancio del peso – che è il primo della fila qui, vola:

bumblebee_hornet_bee_wasp

Lo sanno, e sanno che volano anche gli elicotteri, i biplani, gli aerei a decollo verticale e un sacco di altre cose (anche apparentemente poco aerodinamiche) costruite da quei dottori che non saprebbero spiegarsi il volo del bombo. Perché in realtà

La leggenda, sfatabile anche a non aver mai visto un imenottero o una turbina in tutta la propria vita grazie ad una connessione alla rete e pochi click, nasce dal racconto di un prof che una sera, forse per diletto, decise di provare a calcolare le proprietà aerodinamiche delle ali dei bombi. Ora, il prof a quanto sembra si dimenticò di considerare che le ali degli imenotteri anzitutto non sono lisce, dimostrando con ciò di non essere uno zoologo. Poi si limitò alle ali, senza considerare come quegli insetti le usino. Era anche una sera del 1930 (o forse del ’20, chissà), probabilmente pioveva e di bombi in giro non ce n’erano. La conclusione lì per lì di quel prof fu che i bombi…non dovevano essere in grado di volare. Va detto che si narra che quello stesso prof il giorno seguente (o quello dopo, insomma appena gli fu passata la sbronza), fece la cosa giusta: osservò un bombo e si accorse che le ali non erano lisce. Però

Le bufale a quanto pare sono molto più interessanti delle smentite: il fatto che un prof, nel 1930 (o forse nel ’20), abbia per una sera fatto calcoli su presupposti sbagliati, poi corretti nel giro di uno o due giorni è diventato “la Scienza non sa spiegare come facciano i bombi a volare” (e poi “i calabroni”, con ciò dimostrando che chi ci credesse non è un mandriano e chi la diffondesse ce l’ha coi prof) e, pur basandosi solo sul passaparola, ha raggiunto punte di diffusione notevoli e luoghi impensati (c’è chi giura che la frase sia stata trovata persino in qualche libro di testo relativo all’aerodinamica). E quindi

Alla fin fine, a più di un uomo di scienza è toccato dare spiegazione di come facciano i bombi a volare, anzi, c’è chi, in epoche successive, ne ha fatto studi sperimentali sul campo, con tanto di filmati da vedere “al rallenty” (sarebbe “ralenti”, in realtà ma magari non se ne accorge nessuno…) e simulazioni in liquido vischioso…

La sintesi è che i bombi volano perché le ali non sono lisce, con ciò creando turbolenze e aumento di portanza, non le muovono come gli uccelli ma con movimenti rotatori e vibranti che fanno sì che l’aria sopra le loro piccole ali si muova diversamente rispetto a quella sottostante, con ciò creando una differenza di pressione che aumenta la portanza anche di tre volte rispetto a quella calcolabile secondo i principi dell’aerodinamica classica.
Insomma, sono un tipo di elicottero estremamente efficiente e, in aggiunta, esattamente come il compagno di classe sovrappeso, sono campioni di lancio del peso (il loro) avendo la capacità di far vibrare le ali (sì, non le battono, le fanno vibrare) ad un ritmo impressionante (200 volte al secondo, pare).

insomma: l’aerodinamica di questi insetti non è la stessa di quella di un aereo, ma non viola alcun principio e non è affatto misteriosa, anche se, per sviscerarla fino in fondo è stato necessario che più di un singolo professore in una sola notte studiasse la faccenda.

Chissà se chi ancora sostiene che “la scienza non sa spiegare il volo del calabrone” farà mai pace con le insufficienze che deve aver preso a scuola e imparerà la differenza tra calabroni, vespe, api e, già che c’è, bombi

Un vaccaro.

Advertisements