Let’s go fly a kite

Incontri strani? Ma nemmeno tanto.

 

Però se vi piacciono gli aquiloni, un giro qui dovete farlo: si parla di vele legate a “fionde” perché possano alzarsi in volo anche quando il vento non c’è, di far volare gli aquiloni in qualche mare esotico (tanto per parlare di mestieri logoranti) e, soprattutto, di autentici caroselli, perché va bene divertire i grandi, ma anche ai piccini qualcosa da vedere bisogna  dare.

 


 

Balanced intro:

Sollecitato privatamente da personaggi equilibrati, ho deciso di premettere quanto segue:

Il KiteGen è un modo di sfruttare il vento di alta quota tramite degli aquiloni. Pare che sfruttare il vento di alta quota possa comportare qualche vantaggio in termini di resa energetica, almeno fin dove si riesce a sfruttare le correnti giuste e finché queste si fanno trovare.

La resa energetica del KiteGen è comunque dello stesso ordine di grandezza dell’eolico convenzionale e i prototipi fino ad ora realizzati sono di scala davvero minima.
Attualmente il KiteGen non è neppure in grado di competere con l’eolico convenzionale, e forse non lo sarà mai, ma è comunque un interessante filone di ricerca finché viene studiato da gente seria e non viene spacciato per quel che non è; non fa miracoli, ma studiarlo (seriamente) qua e la per il mondo ne varrebbe la pena: queste ricerche non costano poi tanto e i prototipi costruiti, pur continuando a non fare miracoli, possono avere interessanti ricadute, specie se chili guida non sia interessato di più alle spiagge tropicali.

Il punto di questa storia è però un altro: sempre più spesso si fanno incontri con gente che non si fa scrupoli a proporre autentici sogni dal guadagno impossibile in cambio di finanziamenti (o anche sovvenzioni private), alimentando il dubbio che l’unica cosa che interessiloro davvero sia di potersi assicurare una pensione certa (e di quel che si sarebbe potuto realizzare davvero, chi se ne frega) e il modo in cui il KiteGen è stato pubblicizzato e propagandato da parte di alcuni (ma non da altri) non ha fatto eccezione.

End of balanced intro


 

 

Di cosa si tratta dunque? Di un sistema per produrre energia dall’eolico – in pratica, un aquilone (di quelli tipo vela che vengono usati anche per gli sport acquatici proprio perché in grado di esercitare una forte trazione), fatto salire in alto fino a 2000 metri verrebbe ritirato velocemente in basso facendolo ripiegare e tirandolo con una carrucola (fase consumante) fino a 1000 metri.
Poi la vela sarebbe di nuovo messa in grado di prendere il vento, così da risalire a 2000 metri. In questa fase l’aquilone, trainando il cavo che funge da carrucola, precedentemente avvolto spendendo, lo svolgerebbe caricando una dinamo.
Ci si aspetterebbe – e forse qualcuno lo ha anche misurato – che il sistema più o meno in media renda quanto il normale eolico.

 

Invece i geniali inventori sostengono ben altro: con un numero sufficientemente grande di vele (anche concentrate in spazi relativamente ridotti), o anche con aquiloni delle dimensioni di uno stadio da calcio o superiori (che tanto che vuoi che sia farli decollare e governarli), secondo loro (o forse solo uno di loro e gli altri a seguire, che l’importante è poter sperimentare, specie se sulle coste africane d’inverno) si otterrebbe tanta di quella energia a basso impatto ambientale da poter fare a meno delle centrali tradizionali.

 

In pratica, la parte smart non sarebbe tanto il fatto che sia possibile o meno ricavare energia dagli aquiloni (certo che lo è), ma quanta (di certo non è la quantità dichiarata).
Ci si dovrebbe fare un’idea dei soggetti coinvolti  e della loro capacità inventiva anche solo considerando gli aggiustamenti “al volo” (è proprio il caso di dirlo)  che hanno proposto  per sostenere le loro millanterie di fronte alle critiche di colti ed incolti, critiche anche terra terra, che se una cosa è proprio evidente, non è che serve parlare dei massimi sistemi: “e se l’aquilone non scende a perpendicolo?” “lo tiriamo giù così in fretta che non avrà il tempo di deviare…” “e se non c’è vento a bassa quota?” “lo facciamo decollare accendendo grossi ventilatori…” “e se 2000 metri di cavo sono troppo pesanti?” “useremo cavi speciali ultraleggeri” “e se non reggono alle torsioni e agli strappi?” “useremo cavi speciali ultraresistenti…” e via così di arrangiamento in arrangiamento, persino di fronte al problema di fondo: “e se il vento non c’è sempre?” “cercheremo siti apposta”. Per chilometri quadrati di aquiloni? Ovviamente.

 

Tutto questo, quindi, per risolvere i problemi energetici del mondo: gli aquiloni fornirebbero energia mentre ti bevi il tuo sudato daiquiri in qualche spiaggia tropicale (che lì quando si alza il vento scherza niente). Ne fornirebbero così tanta che per reggere il confronto bisognerebbe paragonarli ad una centrale nucleare (che però inquina di bestia, mentre un aquilone che veleggi in Micronesia non inquinerebbe niente). Insomma, una trovata geniale, da finanziare al più presto con soli 10 o 12 milioni di euro (tanto per fare una startup e vedere se il gioco regge). Così quelli che l’hanno pensata potranno finalmente iniziare a mettere in atto i loro propositi: daiquiri offshore. Grandi.

 

 

 

Per chi volesse approfondire la questione da un punto di vista un po’ più serio (e necessariamente scettico), cliccare qui

 

Per chi si accontentasse di un riassunto musicale: Let’s go fly a kite

 

Per chi volesse sentire una recente voce di altra campana, con tanto di accenno a produzione di energia a prezzi irrisori, in quantità da centrale nucleare, con ammissione di uso di kite per surfisti (No daiquiri? Ahi! )  e con annessa  richiesta finale di money: intervista del 24/04/2015

 

PS
Tra i commenti sottostanti, tutti per un motivo o per l’altro parecchio buoni, sottolineo questo, semplice e diretto:

Basta dire che gli inventori del kite gen italiano promettono 200 volte di più di un normale kite gen e abbiamo detto tutto

perché  è il motivo principale per cui il KiteGen, a prescindere dal fatto che possa o meno produrre un po’ di energia, è di fatto una bufala:  il filo conduttore è proprio la discrepanza tra possibilità reali e  guadagni millantati da persone che non dovrebbero sbagliare i loro conti e, pure messe dio fronte all’evidenza, insistono, dimostrando con ciò una chiara volontà di contrabbandare illusioni per finanziamenti.

Qui lo stesso frequentatore  ha indicato un valore limite di 313w/mq. per un vento di 8 m/s. Vediamo se ho capito come ci è arrivato.

Mettiamo che io abbia una superficie magica, che ferma completamente l’aria e ottiene lavoro (come una Pelton ideale,ad esempio).

L’energia cinetica che converto nell’unità di tempo sarà la potenza che estraggo.

Potenza=energia/tempo.

Quale sarà l’energia cinetica che attraversa la mia superficie nell’unità di tempo?

Ec=1/2mv^2

la v la conosco.

Quale sarà la massa che attraversa la superficie magica nell’unità di tempo?

La massa sarà il volume per la densità (la chiamo ro)

Il volume sarà la superficie per la velocità del vento.

Ec=1/2 ro x S x v x v^2=1/2x ro x S x v^3

L’energia nell’unità di tempo, ossia la potenza (=P),
sarà allora P=1/2x ro x S x v^3 espressa in W

Se poi considero l’unità di superficie divido per S, e avrò:
p=1/2 x ro x v^3 (W/mq)

Se metto ro=1,2 kg/metro cubo
e v = 8 m/s, ottengo:

p=1/2×1,2×8^3 = 307W/m^2

Cioè appunto circa 300 W/mq

Il fatto è che il vento porta con se una certa energia cinetica e, anche ammettendo di sfruttarla tutta, se hai del vento a 8 m/s, non puoi cavarci fuori più di circa 300 W/mq

Se uno dice di ricavare 20.000 W/mq, sta dicendo un’autentica boiata, più di circa 300 non posso avere, altro che 20.000…

Vi sembrano conti difficili? A patto di aver frequentato le scuole superiori con profitto (e che si trattasse di scuole dove un po’ di fisica e di matematica l’abbiano insegnata), questi sono conti elementari.
Si sa che a questo mondo non tutti sono in grado di effettuare conti che ad altri paiono elementari, ma quando scendono in campo i laureati, la scusa di una svista non regge:

non è pensabile che degli ingegneri non sappiano fare o sbaglino (così tanto)  questo genere di conti (che tra l’altro indicano il MASSIMO rendimento senza perdite, non una media teorica e nemmeno una constatazione da pratica  – per la quale abbiamo valori anche di un terzo più bassi).

Nell’ostinata difesa di questa bufala, nata intorno al 2002 e che a tutt’oggi, ben più di 10 anni dopo, è “in via di costruzione” (o “di test”), è difficile pensare che non ci sia del dolo.

 

Hello kids!

Questo è un altro (ennesimo)  blog che racconta senza necessariamente un perché di cose incontrate per caso, di storie di ordinaria umanità  in cui si può inciampare nella vita (più spesso virtuale) di tutti i giorni.

Non è un mestiere ma un passatempo, e quindi non ci saranno aggiornamenti più o meno frequenti, ma di quando in quando, sempre senza un perché, si potrebbero trovare storie nuove, continuazioni di storie vecchie o sbrodolate inutili.

Ci sono poche semplici regole:

1)Niente è dovuto a nessuno, l’importante è, dove possibile, divertirsi.

2)Comunque qui decido io.

Fine delle regole.