Up through the atmosphere. Up where the air is clear

Fly a Kite II :

08

(puntata precedente)

Fly High

E insomma, pensavo fosse un discorso da incontro casuale, una cosa curiosa o poco più, ormai passata, più o meno per tutti.

Invece, dietro le quinte sembra che ci siano appassionati che ne discutono, e che soprattutto chi non è convinto non intenda mollare spazio a chi insistesse a dire:

“Funziona (quando lo dirò io), crede a me (in due minuti… uno…due…)”

 

Di soggetti che hanno seguito e seguono la vicenda ce ne sono ancora. Uno, ad esempio, è andato a scovare quel che altri hanno fatto in un posto serio:

“Questi sono i numeri di chi fa davvero questi piccoli esperimenti”, scrive. E mostra un’immagine

in cui si legge che:

gli esperimenti sono stati fatti nel 2011, con vento a 8 m/s e un kite da 25 mq ottenendo. per 10 MINUTI, ben 5 kW di media.

 

Quindi i numeri dicono che qualcosa si può anche ottenere, almeno per 10 minuti. Non dicono che si possa alimentare una cittadina (o anche solo qualche casa) per 10 o 11 mesi all’anno; anzi, non dicono neppure se sia possibile alimentare per 7 o 8 giorni un appartamento.

 

Bisognerebbe chiedere agli sperimentatori di Delft se hanno provato l’aquilone con 8m/s di vento per qualche ragione indipendente dalla loro volontà o se reputano che il loro attrezzo da 25mq possa resistere a venti più veloci, o se lo potrebbe fare uno di 150 mq.

 

Bisognerebbe chiedere loro anche perché non mostrino dati che vadano oltre i 10 minuti (hanno fatto solo prove così brevi perché? Aspettavano il vento giusto? Era solo un esperimento liceale?)

In realtà bisogna tener presente che chi ha fatto la prova di dieci minuti, e l’inventore che dichiara questo e quello, sono due entità del tutto diverse: i “ragazzi” di Delft sono gente seria, e sono stati così onesti da postare un grafico dove si legge bene quello che dichiarano, e cioè che sono riusciti a far funzionare l’aquilone per 10 minuti soli, che hanno raccolto 200W/mq (con 307W/mq disponibili), cioè una cosa normalissima.

Hanno fatto le prove con 8m/s di vento, probabilmente perché con venti più forti ci vogliono funi troppo grosse e pesanti, e reazioni più veloci, e tutto si complica.

Invece,  secondo le dichiarazioni dell’inventore, il sistema ha la pretesa di fare almeno 8000 ore (=330 giorni circa, più o meno 11 mesi continuativi) di volo all’anno, giurando che si otterranno guadagni energetici incredibili. Se tutto quello che c’è è una prova (di terze parti) di ben 10 minuti, non è che si può credere alla versione dell’inventore (da cui aspettiamo ancora una prova fatta con tutte le briglie a posto).

 

Un altro di quelli che a quanto pare hanno seguito ha postato un link ad una discussione interessante del passato , dove c’è chi ha notato incongruenze tra pretese di guadagni energetici ricavati, stabili, consistenti, già assodati, e necessità di essere finanziati anziché rivendere tali guadagni alla rete esistente e strani modi di calcolare quei guadagni

 

Impigliato

 

C’è anche chi, ad un certo punto, ha proposto una soluzione empirica, parafrasabile con:

Dai, fatene uno di prova, e fate una prova seria – che voli anche solo per sette giorni e sette notti (sarà uno che crede alla cabala?) – così ci si toglie ogni dubbio, specie quello che siate in grado di far volare un aquilone anche solo per sette giorni e sette notti di fila.

Numbers

 

In effetti, sarebbe già un’impresa, ma 7 giorni e mezzo (= 180 ore) è esattamente il primato di durata del volo di un aquilone raggiunto nel 1982. Certo, non si trattava di un generatore di corrente che doveva produrre 5 kW per 10 minuti. Se però puntiamo al primato, facciamo almeno 8 giorni e 8 notti di quei 330 dichiarati dall’inventore.

 

Ma quel gatto si sta mordendo la coda: è proprio per fare una prova seria che l’inventore chiede finanziamenti. Come se uno dicesse: ” Dai, dammi una decina di milioni di euro e ti dimostrerò che il sistema funziona” e l’altro rispondesse: “Dimostrami che funziona facendolo volare abbastanza a lungo e ti darò i milioni di euro”.

Nel luogo si discuteva (e si rideva) principalmente di altro; di quell’altro, una grande invenzione parecchio più incredibile del KiteGen, forse ne scriverò in un giorno di pioggia. Tornando invece agli aquiloni, nonostante si sia parlato di alta quota e di venti forti, in pratica la massima velocità di vento per la quale è stato provato l’aquilone e per cui siano noti i dati è 8 metri/secondo, da cui i calcoli seguenti che pare abbiano fatto contento almeno un lettore casuale (e per cui mi sono deciso a riproporli in bella, tanto per far sapere che anche un vaccaro, se ci si mette, sa scrivere due formule):

 

 

 

Mettiamo che io abbia una superficie magica, che ferma completamente l’aria e converte tutta la sua energia cinetica in lavoro meccanico.

L’energia cinetica che converto nell’unità di tempo sarà quindi la potenza meccanica che estraggo, poiché

01

Quale sarà l’energia cinetica che attraversa la mia superficie nell’unità di tempo?

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La velocità v la conosco.

Quale sarà la massa che attraversa la superficie magica nell’unità di tempo?

La massa sarà il volume d’aria che attraversa la mia superficie nell’unità di tempo, moltiplicata per la densità dell’aria. La chiamo ρ, e vale circa:

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Il volume sarà la superficie moltiplicata per la velocità del vento. Infatti, il volume di aria che attraversa la mia superficie nell’unità di tempo, sarà pari alla superficie moltiplicata per la lunghezza del volume. Ma la lunghezza del volume d’aria che attraversa la mia superficie in un secondo è proprio la velocità. Quindi:

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L’energia nell’unità di tempo, ossia la potenza (=P), sarà allora:

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Se poi considero l’unità di superficie divido per S, e avrò:

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Se considero 07e sostituisco nell’ultima formula, ottengo la potenza per unità di superficie

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Cioè appunto circa 300 W/mq

Il fatto è questo: che il vento porta con se una certa energia cinetica e, anche ammettendo di sfruttarla tutta, se hai del vento a 8 m/s, non puoi cavarci fuori più di circa 300 W/mq

 

Ashburn Cowboy, detto il vaccaro.

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Quantum passion

 

Quantistica era la materia da studiare, ma “quantico” fa più fino, talmente tanto fino e moderno che lo si può abbinare un po’ a tutto, specialmente a bracciali e monili in plastica o metallo (di quelli da 3 euro la manciata al mercato) che, grazie alla “quantica”, acquistano tutt’altro spessore (e valore monetario).

 

 

Sembrerebbe roba da anni 70, quando andavano di moda monili e ciondoli portafortuna, ma “quantico” ha svecchiato il tutto: non più semplice energia degli astri, ma energia che sa di scienza all’avanguardia – è quantico, non semplice yin e yang alla portata di tutti!

 

Poi è giocoforza che, dai biofotoni ai chakra, si torni a rivalutare l’oriente misterioso, specie quando ci sia da allungare la lista degli effetti benefici e beatificanti dei monili.

 

Così si trova il “BIO bracciale energetico quantico magnetico“, che a soli 22 euro, senza alcuna controindicazione, nemmeno per uso prolungato o smodato,garantisce che aiuterà in caso di dolori di vario tipo ristabilendo al cento per cento “le energie del corpo umano”.

 

Disponibile in tre varianti:

1)tipo germanio(colore nero), che soprattutto fluidifica il sangue, scongiurando l’infarto tipico dei quarantenni e gli ictus dei settantenni, ma migliora anche il metabolismo, la qualità del sonno, riduce l’ansia e migliora l’attenzione. Forse fa anche andare di corpo meglio, ma questo la pubblicità non lo specifica. Però dice che “migliora la prestazione”.

 

2)Pietra a raggi infrarossi (colore rosso), che soprattutto migliorerebbe il sistema immunitario stabilizzando l’ossigeno nel sangue. Pare sia l’unica cosa che fa,ma ai cagionevoli potrà dare grande sollievo

 

3)A ioni negativi. Questa protegge dai mali dei nostri tempi: è anticancro e antitumorale, ma non basta: alla faccia di quella agli infrarossi, si occupa di prevenzione e trattamento delle malattie, mantiene giovani, stura le arterie, aumenta l’energia, allevia stress fisico, rigidità, spasmi o anche, in generale, il disagio. Però per fatica e stanchezza aiuta solo, ma in fondo non si può pretendere che sistemi proprio tutto, no?

 

Però niente spiegoni scientifici in prima pagina (che tanto, sembra dicano, chi tra quelli disposti a comprare il bracciale Bio Quantico Magnetico li capirebbe?) – accontentarsi del titolo e via andare.

 

 

Lo yin e lo yang (quantistici, però) tornano prepotentemente al centro dell’attenzione con il “Bio Energizer scalare quantistico ciondolo Tai Chi yin e yang“. Ancora una volta niente spiegoni ma, per impostazione predefinita, il venditore accende per te l’opzione “Acconsento a condividere la mia Business Card con i(l) fornitori(e)”. In fondo, è tutta questione di fiducia dovuta a galantuomo/uomini, anche residente/i all’estero. Non sarete scettici, spero.

 

I soliti noiosi
I soliti noiosi

O forse avete già letto dell’anello dell’immortalità (roba del 2010, non di ieri) e vi siete lasciati traviare dai soliti noiosi che non vogliono capire che al mondo c’è di più di quel che sanno loro, e che costa anche poco?

Diverso l’approccio di chi non vende paccottiglia, ma propone percorsi curativi e di benessere. Allora il discorso si fa più articolato, e quantico si sposa coi cristalli per dar luce a nuove antiche terapie tra buone parole e tanto amore, perché

“la vita non è solo quella fisica, essa ha una valenza anche energetica: molte discipline tra cui l’ermetismo, la fisica quantistica e la cristalloterapia quantica sfruttano questi concetti per manifestare un concetto di bellezza”.

 

E insomma, se proprio non possiamo essere intelligenti, almeno di essere belli un po’ ce lo meritiamo. Ma per quelli che riescono a comprendere qualcosa di più di “ciondolo”, qui troviamo uno spiegone che finalmente ci racconta dei quanti e delle meraviglie associate:

 

 

“Alla base degli elementi fondamentali (gli atomi?) che compongono la materia (quindi noi stessi e la realtà a noi manifesta) troviamo delle concentrazioni energetiche piccolissime o QUANTI. I quanti sono elementi che hanno cambiato il paradigma mentale e scientifico in base all’osservazione che essi hanno una natura duplice: si manifestano come onde (natura ondulatoria assimilabile forse alla definizione Ermetica di energia) e si manifestano come corpuscoli (ossia come materia)”

 

 

 

Visto com’è facile? Lo capirebbe persino un sasso, sempre che non preferisca solo “ciondolo”. Ma restituiamo la parola alla scienza:

 

 

“Come in basso così in alto e quindi ogni cosa è composta di minuscoli concentrati di energia Quanti. I quanti sono comuni sia agli oggetti sia agli esseri umani, questo elemento potrebbe essere il ponte che ci aiuta a comprendere le interrelazioni tra persone, oggetti, luoghi e cristalli ma per capire meglio qual è il mio obiettivo occorre immergersi un po’ nella visione della fisica quantistica”

 

 

E che aspettiamo? Immergiamoci prontamente, come in basso così in alto:

 

 

“I cristalli sono definiti tali perché hanno una disposizione degli atomi ordinata. Una definizione del cristallo può essere: Solido i cui atomi sono ordinati nello spazio con regolare periodicità determinando forme poliedriche a cui possiamo aggiungere la visione quantistica ed immaginare che siano composti di quanti energetici”

 

 

Ecco il segreto: immagina, puoi. Infatti il resto prosegue immaginando per altre 20 o 30 parole, finché si arriva al nocciolo della questione:

 

 

“Lo scopo degli incontri e dei corsi di Cristalloterapia quantica è sperimentare e fondere le arti antiche con le tecniche moderne al fine di essere un pratico mezzo per la ricerca di quello che abbiamo nel cuore…naturalmente dopo aver scoperto cosa abbiamo nel cuore”.

 

 

 

E in effetti, se non sai cos’hai nel cuore, dove vorresti andare? Per fortuna ci pensa la scienza, per soli 80 euro a testa più eventuale acquisto delle 5 pietre necessarie se sprovvisti, pranzo al sacco a carico vostro ma cercate di portarne un po’ di più, che pare che anche la scienza abbia fame:

 

” Sperimenteremo l’energia di 5 pietre: 2 Shungiti, Granato, Quarzo Ialino, Serpentino, Calcite.

Useremo le pietre per creare uno schema di purificazione e alla fine della giornata sapremo come trasformare in potere la nostra energia. Saranno poi individuate per ogni partecipante la pietra totem.

Per prenotazioni e informazioni: p*****@****.it – 338*****

La quota di partecipazione è 80,00 euro.

Si consiglia di essere vestiti comodi.

Occorre un pendolo e le cinque pietre, qualora non si possedessero le pietre segnalare quali sono necessarie e saranno portate in loco per essere acquistate.

Si consiglia di portare del cibo da condividere”

 

Sì, questa è fame.

Let’s go fly a kite

Incontri strani? Ma nemmeno tanto.

 

Però se vi piacciono gli aquiloni, un giro qui dovete farlo: si parla di vele legate a “fionde” perché possano alzarsi in volo anche quando il vento non c’è, di far volare gli aquiloni in qualche mare esotico (tanto per parlare di mestieri logoranti) e, soprattutto, di autentici caroselli, perché va bene divertire i grandi, ma anche ai piccini qualcosa da vedere bisogna  dare.

 


 

Balanced intro:

Sollecitato privatamente da personaggi equilibrati, ho deciso di premettere quanto segue:

Il KiteGen è un modo di sfruttare il vento di alta quota tramite degli aquiloni. Pare che sfruttare il vento di alta quota possa comportare qualche vantaggio in termini di resa energetica, almeno fin dove si riesce a sfruttare le correnti giuste e finché queste si fanno trovare.

La resa energetica del KiteGen è comunque dello stesso ordine di grandezza dell’eolico convenzionale e i prototipi fino ad ora realizzati sono di scala davvero minima.
Attualmente il KiteGen non è neppure in grado di competere con l’eolico convenzionale, e forse non lo sarà mai, ma è comunque un interessante filone di ricerca finché viene studiato da gente seria e non viene spacciato per quel che non è; non fa miracoli, ma studiarlo (seriamente) qua e la per il mondo ne varrebbe la pena: queste ricerche non costano poi tanto e i prototipi costruiti, pur continuando a non fare miracoli, possono avere interessanti ricadute, specie se chili guida non sia interessato di più alle spiagge tropicali.

Il punto di questa storia è però un altro: sempre più spesso si fanno incontri con gente che non si fa scrupoli a proporre autentici sogni dal guadagno impossibile in cambio di finanziamenti (o anche sovvenzioni private), alimentando il dubbio che l’unica cosa che interessiloro davvero sia di potersi assicurare una pensione certa (e di quel che si sarebbe potuto realizzare davvero, chi se ne frega) e il modo in cui il KiteGen è stato pubblicizzato e propagandato da parte di alcuni (ma non da altri) non ha fatto eccezione.

End of balanced intro


 

 

Di cosa si tratta dunque? Di un sistema per produrre energia dall’eolico – in pratica, un aquilone (di quelli tipo vela che vengono usati anche per gli sport acquatici proprio perché in grado di esercitare una forte trazione), fatto salire in alto fino a 2000 metri verrebbe ritirato velocemente in basso facendolo ripiegare e tirandolo con una carrucola (fase consumante) fino a 1000 metri.
Poi la vela sarebbe di nuovo messa in grado di prendere il vento, così da risalire a 2000 metri. In questa fase l’aquilone, trainando il cavo che funge da carrucola, precedentemente avvolto spendendo, lo svolgerebbe caricando una dinamo.
Ci si aspetterebbe – e forse qualcuno lo ha anche misurato – che il sistema più o meno in media renda quanto il normale eolico.

 

Invece i geniali inventori sostengono ben altro: con un numero sufficientemente grande di vele (anche concentrate in spazi relativamente ridotti), o anche con aquiloni delle dimensioni di uno stadio da calcio o superiori (che tanto che vuoi che sia farli decollare e governarli), secondo loro (o forse solo uno di loro e gli altri a seguire, che l’importante è poter sperimentare, specie se sulle coste africane d’inverno) si otterrebbe tanta di quella energia a basso impatto ambientale da poter fare a meno delle centrali tradizionali.

 

In pratica, la parte smart non sarebbe tanto il fatto che sia possibile o meno ricavare energia dagli aquiloni (certo che lo è), ma quanta (di certo non è la quantità dichiarata).
Ci si dovrebbe fare un’idea dei soggetti coinvolti  e della loro capacità inventiva anche solo considerando gli aggiustamenti “al volo” (è proprio il caso di dirlo)  che hanno proposto  per sostenere le loro millanterie di fronte alle critiche di colti ed incolti, critiche anche terra terra, che se una cosa è proprio evidente, non è che serve parlare dei massimi sistemi: “e se l’aquilone non scende a perpendicolo?” “lo tiriamo giù così in fretta che non avrà il tempo di deviare…” “e se non c’è vento a bassa quota?” “lo facciamo decollare accendendo grossi ventilatori…” “e se 2000 metri di cavo sono troppo pesanti?” “useremo cavi speciali ultraleggeri” “e se non reggono alle torsioni e agli strappi?” “useremo cavi speciali ultraresistenti…” e via così di arrangiamento in arrangiamento, persino di fronte al problema di fondo: “e se il vento non c’è sempre?” “cercheremo siti apposta”. Per chilometri quadrati di aquiloni? Ovviamente.

 

Tutto questo, quindi, per risolvere i problemi energetici del mondo: gli aquiloni fornirebbero energia mentre ti bevi il tuo sudato daiquiri in qualche spiaggia tropicale (che lì quando si alza il vento scherza niente). Ne fornirebbero così tanta che per reggere il confronto bisognerebbe paragonarli ad una centrale nucleare (che però inquina di bestia, mentre un aquilone che veleggi in Micronesia non inquinerebbe niente). Insomma, una trovata geniale, da finanziare al più presto con soli 10 o 12 milioni di euro (tanto per fare una startup e vedere se il gioco regge). Così quelli che l’hanno pensata potranno finalmente iniziare a mettere in atto i loro propositi: daiquiri offshore. Grandi.

 

 

 

Per chi volesse approfondire la questione da un punto di vista un po’ più serio (e necessariamente scettico), cliccare qui

 

Per chi si accontentasse di un riassunto musicale: Let’s go fly a kite

 

Per chi volesse sentire una recente voce di altra campana, con tanto di accenno a produzione di energia a prezzi irrisori, in quantità da centrale nucleare, con ammissione di uso di kite per surfisti (No daiquiri? Ahi! )  e con annessa  richiesta finale di money: intervista del 24/04/2015

 

PS
Tra i commenti sottostanti, tutti per un motivo o per l’altro parecchio buoni, sottolineo questo, semplice e diretto:

Basta dire che gli inventori del kite gen italiano promettono 200 volte di più di un normale kite gen e abbiamo detto tutto

perché  è il motivo principale per cui il KiteGen, a prescindere dal fatto che possa o meno produrre un po’ di energia, è di fatto una bufala:  il filo conduttore è proprio la discrepanza tra possibilità reali e  guadagni millantati da persone che non dovrebbero sbagliare i loro conti e, pure messe dio fronte all’evidenza, insistono, dimostrando con ciò una chiara volontà di contrabbandare illusioni per finanziamenti.

Qui lo stesso frequentatore  ha indicato un valore limite di 313w/mq. per un vento di 8 m/s. Vediamo se ho capito come ci è arrivato.

Mettiamo che io abbia una superficie magica, che ferma completamente l’aria e ottiene lavoro (come una Pelton ideale,ad esempio).

L’energia cinetica che converto nell’unità di tempo sarà la potenza che estraggo.

Potenza=energia/tempo.

Quale sarà l’energia cinetica che attraversa la mia superficie nell’unità di tempo?

Ec=1/2mv^2

la v la conosco.

Quale sarà la massa che attraversa la superficie magica nell’unità di tempo?

La massa sarà il volume per la densità (la chiamo ro)

Il volume sarà la superficie per la velocità del vento.

Ec=1/2 ro x S x v x v^2=1/2x ro x S x v^3

L’energia nell’unità di tempo, ossia la potenza (=P),
sarà allora P=1/2x ro x S x v^3 espressa in W

Se poi considero l’unità di superficie divido per S, e avrò:
p=1/2 x ro x v^3 (W/mq)

Se metto ro=1,2 kg/metro cubo
e v = 8 m/s, ottengo:

p=1/2×1,2×8^3 = 307W/m^2

Cioè appunto circa 300 W/mq

Il fatto è che il vento porta con se una certa energia cinetica e, anche ammettendo di sfruttarla tutta, se hai del vento a 8 m/s, non puoi cavarci fuori più di circa 300 W/mq

Se uno dice di ricavare 20.000 W/mq, sta dicendo un’autentica boiata, più di circa 300 non posso avere, altro che 20.000…

Vi sembrano conti difficili? A patto di aver frequentato le scuole superiori con profitto (e che si trattasse di scuole dove un po’ di fisica e di matematica l’abbiano insegnata), questi sono conti elementari.
Si sa che a questo mondo non tutti sono in grado di effettuare conti che ad altri paiono elementari, ma quando scendono in campo i laureati, la scusa di una svista non regge:

non è pensabile che degli ingegneri non sappiano fare o sbaglino (così tanto)  questo genere di conti (che tra l’altro indicano il MASSIMO rendimento senza perdite, non una media teorica e nemmeno una constatazione da pratica  – per la quale abbiamo valori anche di un terzo più bassi).

Nell’ostinata difesa di questa bufala, nata intorno al 2002 e che a tutt’oggi, ben più di 10 anni dopo, è “in via di costruzione” (o “di test”), è difficile pensare che non ci sia del dolo.

 

Hello kids!

Questo è un altro (ennesimo)  blog che racconta senza necessariamente un perché di cose incontrate per caso, di storie di ordinaria umanità  in cui si può inciampare nella vita (più spesso virtuale) di tutti i giorni.

Non è un mestiere ma un passatempo, e quindi non ci saranno aggiornamenti più o meno frequenti, ma di quando in quando, sempre senza un perché, si potrebbero trovare storie nuove, continuazioni di storie vecchie o sbrodolate inutili.

Ci sono poche semplici regole:

1)Niente è dovuto a nessuno, l’importante è, dove possibile, divertirsi.

2)Comunque qui decido io.

Fine delle regole.