Naufragio!

NOTA


Ad unica eccezione di questa nota, del “servizio fotografico” e di qualche spruzzata di grassetto e corsivo alla “come viene viene”, tutto il contenuto di questo post è il frutto di una missiva ricevuta da un viaggiatore occasionale che spero continuerà assiduamente a viaggiare per questi mari (pulegge e alternatori permettendo) o almeno a missivare con costanza contenuti simili, dato che difficilmente un mandriano par mio potrebbe fare altrettanto.


 

 


Prologo


Driiinnn

Driiinnn

Grunf

Driiinnn

Driiinnn

Grunt

Driiinnn

Driiinnn

Pro … AH-HEM … Pronto!
Cicicì cicicì cicicì
Scusa Lothar, non ho capito, puoi ripè
Hiii hiii hiii la mia barca è andata a fondo hiii


Flash-back


 

Driiinnn

Driiinnn

Grunf

Driiinnn

Driiinnn

Grunt

Driiinnn
Driiinnn
 
Pro … AH-HEM … Pronto!
 
Ciao Nasturzio, vieni a vedere che bel paranco a quattro pulegge che ho trovato nella rumenta

Bello, davvero, Lothar. Ma

Ma?

Ma il cavo è tutto rugginoso, pieno di spini e di strozzature, le pulegge son tutte consumate, certo per via che i perni hanno troppo gioco, che l’hanno preso perché hanno girato a lungo sotto forte carico e senza grasso

E quindi?

E quindi non è sicuro per il lavoro che vuoi fare tu, Lothar, perché giusto ieri ho letto un libretto su come si controllano cavi e pulegge, e codesto paranco ha tutte le stimmate del paranco che sta per cedere; perciò, che sotto ai carichi sospesi non ci si deve stare già lo sai, ma stavolta è proprio TAS-SA-TI-VO. Non ci stare sotto al carico sospeso perché questo cavo si strappa all’altezza del collegamento al paràn…

Seeehhh! Guarda:

gniiik gniiik gniiik

lo vedi che tiene

 

(Lothar in questa occasione apprenderà che quando si alza il carico lo sforzo non è ugualmente ripartito sui vari rami del cavo, ma è massimo sul ramo che va al verricello e minimo su quello fissato al paranco.

Il contrario succede quando si inizia a calare: la sollecitazione si concentra sull’attacco al paranco, che era il più rugginoso e spinoso e strozzato che avessi mai visto fino a quel momento

MA

questo discorso era troppo lungo e teorico per essere svolto appieno, con lui attento alla manovra, questo blocco di cemento di un paio di tonnellate all’altezza del mio naso, nel rumore del motore, cento cose da tenere d’occhio, tra le quali soprattutto che nessuno tenesse i piedi sotto ai bordi del blocco …)

 

Ora calo eh!

gniii-gnik gniii-gnik gniii-gnik

ecco, l’hai visto che tiene beniss…

SBRANG!

 


Tempo attuale


Tutti salvi?

Si si, però

Però?

Però la barca

hii hiii hiii

La barca?

La Barca

E’ andata a fondo, hiii hiii

 


Flash-back


Driiinnn

Driiinnn

Grunf

Driiinnn

Driiinnn

Grunt

Driiinnn
Driiinnn
 
Pro … AH-HEM … Pronto!
 

Oh ciao Nasturzio, vieni a vedere che bella barca che devo portare da Genova a Trieste

Bella! davvero, Lothar. Ma

Ma?

Ma la cinghia dell’alternatore mi sembra troppo tesa

E quindi?

E quindi il cuscinetto dell’alternatore si potrebbe danneggiare rapidamente

Maddài, ho fatto verificare tutto dai meccanici del cantiere proprio ieri, e tanto, anche se resto senza alternatore, ho il generatore autonomo: elettronica e servizi mi funzionano comunque.

Sì, però

Si però, cosa?

ehm

sù, dici

ecco

all’alternatore gli si potrebbe anche stroncare l’albero, e la puleggia potrebbe essere fiondata in giro a rompere roba

ehh ma che vai a pensare, dài molla ‘sto ormeggio e vediamo se si parte.

 


Avanti veloce


Driiinnn

Driiinnn

Grunf

Driiinnn

Driiinnn

Grunt

Driiinnn
Driiinnn
 
Pro … AH-HEM … Pronto!
 

Ciao Nasturzio, sono a Crotone.

Tutto bene?

Sì, però

però?

Però la puleggia è partita, insieme a un pezzo di albero dell’alternatore, e ha rotto la pompa del gasolio …

 


Tempo attuale


 

Ma come è successo che la barca è affondata?

Abbiamo perso la chiglia, hiii hiii hiii

E?

E si è capovolta, hiii hiii

 


Flash back


Driiinnn, eccetera

Oh ciao Nasturzio, mi imbarco a Malmoe come Secondo sul Paolina, yacht a vela di ventisette metri, per portarlo a Southampton a prepararlo per il Giro del Mondo

Oh, mi compiaccio, Lothar.

Grazie, Nasturzio, ma

ma?

Ma c’è un problema con l’accoppiamento deriva-scafo

(descrive il problema; vedi Breve Nota Tecnica, in 1).

Pronto, ci sei ancora Nasturzio?

Sì sì, ci sono. Pensavo

OH! E cosa pensavi?

Pensavo che ti conviene tenere passaporto e quattrini vicino all’uscita, perché prima o poi codesta barca perde la deriva si capovolge e va a fondo.

E dunque?

 


Tempo attuale


E dunque, dopo avere insieme al mio Comandante comunicato e formalizzato e cartabollato e contestato e denunciato il difetto di costruzione;

 

attesoché

– il Cantiere Costruttore ha scritto un chilo di carte per dire che era tutto a posto, dopo che avevano (ri)stretto i bulloni della chiglia [vedi Nota Tecnica] a coppia doppia di quella di progetto, naturalmente senza registrarlo sul Giornale dei Lavori perché la Coppia di Serraggio DEVE essere quella di progetto altrimenti BISOGNA ricalcolare la stabilità di TUTTA la struttura;

– ciononostante il Comandante ed io (l’ Equipaggio) non eravamo convinti, tanto che richiesto dall’Armatore di portare il battello nel Pacifico l’Equipaggio ha dichiarato preferire essere sbarcato immediatamente lì dove si trovava, e cioè praticamente su uno scoglio alle Antille;

– Armatore ed Equipaggio addivenivano a raggiungere -via Azzorre- il cantiere di XxX in Spagna, autorizzato dal Cantiere Costruttore a interventi anche strutturali;

– concordato tra Armatore e CEO del Cantiere Costruttore un incontro in saletta VIP dell’aeroporto di XyZ, praticabile -l’aeroporto, ovviamente- ai loro rispettivi jet privati, per discutere la delicata faccenda;

– stavamo appunto arrivando in porto quando … snif … sob …

 

Ma dimmi con calma come è andata

STACK! STATACK! STRATATACK! si strappano uno dopo l’altro i bulloni che tengono la chiglia

e questa piccola nave da s-s-sei m-m-milioni di euro,

…pur ben zavorrata, almeno alla partenza, con Borgogna, Picolit e innumerevoli barattoli da un chilo di caviale del Volga…

si gira su un fianco, la sua immensa vela da cinquantamila euro già drappeggiata come un sudario. E sarebbe rimasta a galla fino all’arrivo dell’enorme nave-recupero che la avrebbe potuta sollevare con la più piccola delle sue gru…

MAaaa…

intanto che

Armatore del Paolina, Armatore della nave-recupero, Assicuratore della barca, Assicuratore del Cantiere, Assicuratore del Subappaltatore che aveva fuso la chiglia, Capitaneria di Porto – Centro Controllo Elicotteri – Ditta Sommozzatori – Vedette Ambientaliste, Assistenti, Tirapiedi, Avvocati e Portaborse

eccetera

si mettevano d’accordo,

come Moby Dick trafitta dall’ arpione di Achab esalava l’ultimo respiro fra sangue e schiuma, così l’elegante pànfilo, esalando

ehm

….

ma che dico, esalando?

 

Come drago dalla bocca fiammeggia,

ed arrostisce come e più di un forno,

intanto che la barca ancor galleggia,

fra li rottami suoi già sparsi intorno

 

ma quale esalando!

 

dallo scarico del gabinetto

lasciato aperto da un Passeggero-Ippopotamo

-il quale poi avrà bisogno di una zattera tutta per lui perché, oltre ad essere centoquaranta chili, aveva scelto proprio il momento del comando “Abbandonare la Nave” per alleggerirsi della parte meno nobile e più recentemente acquisita (cetriolini sottaceto, borsch e vodka) del suo sovrappiù-

dallo scarico del gabinetto dicevo

non esala, ERUTTA un getto di materia oscura,

che il ricordo rinnova la paura.

E dopo alcune ore di agonia

mentre già alcuni piragnas giunti in motoscafo cercano di ritardare l’affondamento del Paolina alleggerendolo di cime e vele, arredi e strumenti, attrezzi e scorte, la bussola, la cassaforte

Lothar

Sì, Nasturzio?

Su, dài

Snif

si inabissava.

il resto

snif

sob

già lo sai

il sudario s’è detto

dunque, l’ immensa randa,

sob

snif

quale ala di farfalla agonizzante

insomma, si inabissa e, picchiando sul fondo, pieno d’acqua come era,

hii hiii hiii

si sfascia completamente.

 


Tempo attuale


Il Comandante del Paolina, avendo preso il mare pur avendo scritto che non si fidava della barca, ora rischia il ritiro della patente, e peggio.

 


Prequel


 

Anche perché al Porto di Armamento lo aspettano i Gendarmi con il blocchetto delle multe in mano, dato che avvicinandosi lo yacht a Gibilterra dalle Azzore, in occasione del suo genetliaco l’Armatore, un Russo ben marinato nella vodka per disintossicarsi dal ron dei Caraibi, ha pensato di far festa lanciando in rapida successione nella notte illune tutti i razzi di segnalazione che c’erano a bordo -una dozzina di pìroli da cinquantamila candele che ci mettono un bel minuto a scendere appesi al loro paracadutino dai trecento e passa metri che raggiungono.

Non li dovreshti lan-shiare, sai Tovà-rissch? E’ proibitisshimo! AHHHhahahahaaa!

“Oh beh Comandante” -fa spallucce l’ Armatore- “siamo in mezzo all’ Oceanoski, chi vuoi che ci veda”.

Naturalmente il Comandante -se non fosse stato marinato nel cognac- per immobilizzare Army avrebbe potuto chiedere manforte al suo Secondo, il nostro Lothar -un massiccio biondo, occhi di ghiaccio, cintura nera di karate, il quale se non fosse stato a sua volta marinato nel bourbon

senonché

———–

(a questo punto nel Libro di Bordo manca una pagina) [nota 2]

————

 


Tempo Storico


 

segue da Libro di Bordo:

Registraz. Comunicaz. Radio

Attenzione imbarcazione al punto X;Y, direzione tale velocità tale, qui Comando Marina Militare Inglese Gibilterra rispondete passo

Ehm … HEM … qui Lothar, Sheco-ondo di Pao-o-olina,

HIP

scusate

a-aavanti Comando Ma-a-arina

Secondo di Paolina, è poeta lei con codeste rime? è due ore che chiamiamo; intanto registriamo vostra negligenza nell’Ascolto Radio, e poi vogliamo parlare con il Comandante

ORPO!

Come dice scusi?

che lo chiamo sùùùbito subito Scignor Comandante di Gilb

Sgiibiiltèèèerra

Ales-shandro … HIP … ALES-SHAN-DRO!

mh

ti vogliono alla radio

chi?

Coamndo Glibit

gibiltèèèrrààà aahhahahaaaaa!

ORPO!

Sì Coman … HEM … HRUMPF … sì Comando Ma-a-arina,

HIP

scusi

qui Comandante Pa-o-olina

Anche lei con  ‘ste rime del menga? ci risulta che dalla vostra posizione sono stati lanciati Segnali di Soccorso.

Ehm … sì … beeeh …. shioè …

Ma dato che mantenete rotta e velocità , mi dite che problemi ciavete?

Ecco … uhm … eh …

Bene Comandante, dato che ipotizzavamo fosse in atto una azione pirata ai vostri danni abbiamo inviato un caccia torpediniere, che dirige su di voi a tutta forza, e a luci spente per approfittare dell’effetto sorpresa, che è la base per un attacco preventivo ben condotto  – ma non vedo perché io debba star qui discutere questioni tattiche con lei….

…La nostra nave dunque torna indietro; naturalmente le verranno fatturate alcune centinaia di migliaia di euro; capirà, trecento uomini d’equipaggio, il carburante, la partenza scramble, l’elicottero armato

l’elicò-l’elicò-l’elicò …

E data la sua posizione anche queste filastrocche sono fuori luogo, sa? Certo! elicottero armato, più l’aereo cisterna per rifornirlo in volo, il ricognitore Grumman a largo raggio, l’ AWACS per coordinare il tutto, e tutti i mercantili nel raggio di cento miglia (marine, naturalmente) che convergono su di voi.

Ora gliela fo io la rima

e andiamo a pari con quella sua di prima.

Quando rientra, faccia la cortesia:

passi in Gendarmeria; 

si porti i documenti 

una borsa d’indumenti

e lo spazzolìn da denti.

 



1: Breve Nota Tecnica.

Ehm

In realtà non è tanto breve …

 

 

2: ritrovata, ma sotto NDA

Advertisements

A boire…

(Nota: il titolo vero [“Ovviamente, c’e’ anche la fuffa da bere. A base di acqua OGM-free, ma…”] era un po’ lungo e pertanto mi sono permesso di farne una sintesi. L’originale è qui)

 

Viaggiando nel mondo si incontra di tutto. Un sound alternativo più mandriano (non male quello scelto dal viaggiatore, anzi ottimo)

BarneyPanofsky

…nera.

E’ la geniale trovata di un’azienda USA che s’e’ inventato un’altro prodotto inculacoglion per consumatori esigenti: blk. (ossia “black”) water, l’acqua NERA addizionata di acido fulvico (alla prima lettura m’era uscito “pubico”, vedi te i casi della vita?), che in pratica e’ roba vegetale marcia.

Ossia, la cacca (eufemismo metaforico) delle piante.

Il che fa di blk. l’acqua perfetta per il vegano ortodosso, no?

Toh, eccovela, l’acqua nera OGM-free:

blkDice sia davvero nera, perche’ ovviamente non c’ha solo l’acido merd fulvico, ma un casino di altri elementi che ti idratano (alleluja!), restaurano l’equilibrio salino e –ma qua pare abbiano ritrattatocurano il cancro al seno.

Il liquam liquido nero vien via a 35,75$ a pacco di 24 bottigline da 250 ml. Dai, una truffa quasi onesta, che ti fa arrivare a casina questa bevanda degli dei a soli 5,95$ al litro…

Ora capite perche’ io…

View original post 50 more words

Betz’s Trick or Treat

Il trucco di Betz

 

 

ovvero:

 

perché a certa gente interessa tanto Betz, mentre ai cowboy interessa pochino?

La volta scorsa vi ho parlato della superficie magica, e della energia cinetica trasportata dal vento.

Il teorema di Betz, ci dice quale è la potenza massima che possiamo estrarre,nell’ipotesi che:

 

1)l’aria attraversi la superficie magica e ne esca rallentata

2)nella superficie magica ci sia un attuatore qualsiasi, che trasformi l’energia cinetica dell’aria in lavoro meccanico.

 

I più volenterosi (e studiosi) possono dare un’occhiata alla dimostrazione; i mandriani come me la possono saltare:

approfondimenti_Zanichelli_Pidatella

 

Il teorema di Betz ci dice che al massimo, noi potremo convertire in lavoro il 59% dell’energia cinetica del vento che attraversa la superficie nella quale è presente l’attuatore.

 

Quindi possiamo aggiungere alla nostra formuletta un ulteriore coefficiente pari circa a 0,6, che rappresenta il limite imposto dal teorema di Betz all’energia che posso estrarre dal vento.

 

Svolte le moltiplicazioni e usato 1,2kg/mc come densità dell’aria, avrò:

 

p=0,36v^3

 

Nella superficie magica ci può essere, ad esempio, un rotore eolico con un numero qualsiasi di pale, al limite anche infinito.

Anche nella realtà abbiamo rotori con un numero di pale molto variabile; basta cercare con Google “rotore eolico” e andare a vedere le immagini.

 

Il teorema di Betz, declinato nel caso dei rotori eolici, mi dice quindi che potrò convertire al massimo il 59% dell’energia cinetica del vento che attraversa la superficie dell’attuatore, che nel caso dei rotori eolici, è la superficie spazzata dalle pale.

 

Alcuni sostengono che il limite di Betz si enunci allo stesso modo anche per i Kitegen, ossia che potrò estrarre il 59% dell’energia che attraversa l’area spazzata dal Kitegen. Siccome il Kitegen durante le sue evoluzioni, spazza una grande area, secondo alcuni, il Kitegen potrà estrarre il 59% dell’energia del vento su questa grande area (e la produzione si impenna!).

Ma, udite udite, altri fanno di meglio: bufala per bufala (cercate nella pagina linkata “Il limite di Betz“), arrivano a sostenere che il KiteGen genererebbe molto di più,  supererebbe lo stesso limite di Betz (e la produzione scavalla!!)

 

Impossibile.

Impossibile persino che gli si possa applicare Betz al percorso effettuato, figurarsi superarlo. Ma andiamo con ordine:

La legge di Betz presuppone che in ogni momento, tutta la corrente d’aria che io considero, attraversi l’attuatore e ne esca rallentata

 

Questo è verosimile nel caso di un rotore eolico che si muova con una velocità di rotazione sufficientemente elevata. In questo caso, la velocità dell’aria a monte e a valle della superficie spazzata dalle pale, è sufficientemente omogenea in tutta la superficie della corrente di vento che stiamo considerando (più in basso c’è un disegnino…).

In questo caso possiamo legittimamente considerare la superficie spazzata dalle pale come la superficie della macchina alla quale applicare il teorema di Betz.

 

Nel caso del Kite, il vento è perturbato e rallentato solo nel Kite e in un suo piccolo intorno. Nel resto della superficie “spazzata” dal Kite, il vento è del tutto imperturbato.

 

In questo caso, il teorema di Betz si applica solo alla corrente d’aria che incide sul Kite in movimento, si espande intorno al Kite, rallenta e poi procede.

 

Se non ci fosse il Kite, questa corrente manterrebbe esattamente la stessa sezione trasversale del Kite. Quindi possiamo pensare che prima di essere perturbata, tale corrente abbia esattamente la stessa sezione trasversale del Kite. Questa è quindi l’area della corrente di vento che dobbiamo considerare, per applicare il teorema di Betz al Kite: l’area del Kite.

 

Applicare Betz all’area spazzata dal Kite, come si farebbe con i rotori eolici, è sbagliato.

 

A noi vaccari, il teorema di Betz interessa pochino, perché in fin dei conti non ci cambia gli ordini di grandezza del problema. Introduce giusto un fattore 0,6.

Ad altri, il teorema di Betz interessa molto, ma lo applicano sempre in maniera erronea, all’area spazzata dal Kite nelle sue evoluzioni. In questo modo ottengono previsioni di resa uno o anche due ordini di grandezza superiori alla resa effettiva di un KiteGen (per non parlare di quelli che fanno gli stessi conti sostenendo che l’area percorsa è l’area spazzolata -quindi come si trattasse della stessa area interessata da una turbina, primo miracolo, a cui però, come secondo miracolo, non si applicherebbe più il limite di Betz, moltiplicando arbitrariamente il conto già astronomico di suo)

 

Once again: who cares about Betz? La parte predominante dell’imbroglio, infatti, è proprio nel concetto di “area spazzolata”…

 

il concetto di base è che la velocità del vento a monte della superficie di Betz deve essere tutta uguale a V1 su tutta la superficie.

 

Analogamente, la velocità del vento a valle della superficie di Betz deve essere tutta uguale alla velocità più bassa, ovvero V2.

 

Basta guardare il disegno:

BetzTrick

Se ho un rotore monopala fermo o quasi, il discorso sulle velocità del vento in ingresso e in uscita è vero per l’aria che colpisce la pala, e non per il cerchio descritto dalla pala – è una cosa verificabile con un semplice anemometro – quindi la superficie di Betz nel caso di monopala quasi ferma è…la pala stessa.

 

Se la stessa pala girasse a 100 giri al secondo, con velocità periferiche mostruosamente più veloci del vento, mi troverei ad avere un flusso di aria dove la velocità:

 

vale V1 su tutta vena fluida prima della superficie descritta dalla pala,

e vale V2 su tutta la superficie dopo.

 

Quindi in questo caso l’area spazzata (dalla pala) ha i requisiti per essere superficie di Betz.

Un anemometro è sufficiente a dimostrarlo (come per certi altri claim basterebbe un calorimetro anziché conteggi particolari, ma ancora non piove, quindi questo lo rimandiamo)

 

Il Kite si muove descrivendo una superficie anulare ortogonale al vento. In tutta questa superficie V1(in)=V2(out) eccetto in un intorno del Kite. Si verifica sempre con un anemometro.

 

Posso solo applicare Betz alla vena fluida che colpisce il Kite. Il Kite, in se, può scatenare tutti gli effetti che vuole, ma non può fare di più di quanto previsto da Betz per la vena fluida che colpisce il Kite.

 

Analogamente, si verifica con un anemometro che prima di un rotore eolico che gira veloce, V=V1 in tutta la vena in entrata, e V=V2 in tutta la vena in uscita. Quindi si può applicare Betz alla superficie spazzata dalle eliche. Caso più unico che raro.

 

Immaginiamo il Kite come un aliante che teniamo al guinzaglio e ruota in cerchio o disegnando degli otto.

L’ aliante si muoverebbe ad alta velocità sulla circonferenza provocando una spinta verso l’alto dell’ala, la quale ala, per come è costruita, tende ad allontanarlo da noi che lo teniamo.

 

La potenza massima che posso estrarne è data dalla velocità con cui cerca di allontanarsi nella direzione del vento, moltiplicato per la forza di trazione.

 

Il massimo si ha quando l’aliante si allontana ad 1/3 della velocità reale del vento (questo fattore torna spesso, c’è già in Betz, anche se who cares about Betz?).

 

Ora, il trucco vero è che la storia di Betz è solo fumo negli occhi: un aquilone, che comunque può fare un lavoro che produce energia, non ha speranza di fare più di tanto perché l’area spazzata non è un concetto fisico – l’imbroglio vero è soprattutto lì: i KiteGenari farlocchi aumentano a dismisura sia l’area veramente utile che l’enhancement factor.

Utilizzando due fattori moltiplicativi arbitrari si arriva dove si vuole.

Il Kite assomiglia a una pala di un rotore fermo o quasi. Nel caso del Kite, il vento è perturbato e rallentato solo nel Kite e in un suo piccolo intorno. Nel resto della superficie “spazzata” dal Kite, il vento è del tutto imperturbato. . un po’ come se avessi un rotore eolico con una sola pala, strettissima, e che gira pianissimo, Chi si sognerebbe mai di applicare la legge di Betz all’area spazzata da un rotore del genere?

E se il rotore eolico con una sola pala, strettissima, e che gira pianissimo,lo metto su un carrello che trascino in giro per l’anello di un’arena? Chi si sognerebbe di applicare la legge di Betz addirittura all’intero circuito che percorro? E chi mai vorrebbe sostenere che, anzi, potrei prendere tutto il percorso e da esso estrarre persino di più di quel che limiterebbe Betz?

Ci vogliono bufali di razza, per fare certe mozzarelle

Up through the atmosphere. Up where the air is clear

Fly a Kite II :

08

(puntata precedente)

Fly High

E insomma, pensavo fosse un discorso da incontro casuale, una cosa curiosa o poco più, ormai passata, più o meno per tutti.

Invece, dietro le quinte sembra che ci siano appassionati che ne discutono, e che soprattutto chi non è convinto non intenda mollare spazio a chi insistesse a dire:

“Funziona (quando lo dirò io), crede a me (in due minuti… uno…due…)”

 

Di soggetti che hanno seguito e seguono la vicenda ce ne sono ancora. Uno, ad esempio, è andato a scovare quel che altri hanno fatto in un posto serio:

“Questi sono i numeri di chi fa davvero questi piccoli esperimenti”, scrive. E mostra un’immagine

in cui si legge che:

gli esperimenti sono stati fatti nel 2011, con vento a 8 m/s e un kite da 25 mq ottenendo. per 10 MINUTI, ben 5 kW di media.

 

Quindi i numeri dicono che qualcosa si può anche ottenere, almeno per 10 minuti. Non dicono che si possa alimentare una cittadina (o anche solo qualche casa) per 10 o 11 mesi all’anno; anzi, non dicono neppure se sia possibile alimentare per 7 o 8 giorni un appartamento.

 

Bisognerebbe chiedere agli sperimentatori di Delft se hanno provato l’aquilone con 8m/s di vento per qualche ragione indipendente dalla loro volontà o se reputano che il loro attrezzo da 25mq possa resistere a venti più veloci, o se lo potrebbe fare uno di 150 mq.

 

Bisognerebbe chiedere loro anche perché non mostrino dati che vadano oltre i 10 minuti (hanno fatto solo prove così brevi perché? Aspettavano il vento giusto? Era solo un esperimento liceale?)

In realtà bisogna tener presente che chi ha fatto la prova di dieci minuti, e l’inventore che dichiara questo e quello, sono due entità del tutto diverse: i “ragazzi” di Delft sono gente seria, e sono stati così onesti da postare un grafico dove si legge bene quello che dichiarano, e cioè che sono riusciti a far funzionare l’aquilone per 10 minuti soli, che hanno raccolto 200W/mq (con 307W/mq disponibili), cioè una cosa normalissima.

Hanno fatto le prove con 8m/s di vento, probabilmente perché con venti più forti ci vogliono funi troppo grosse e pesanti, e reazioni più veloci, e tutto si complica.

Invece,  secondo le dichiarazioni dell’inventore, il sistema ha la pretesa di fare almeno 8000 ore (=330 giorni circa, più o meno 11 mesi continuativi) di volo all’anno, giurando che si otterranno guadagni energetici incredibili. Se tutto quello che c’è è una prova (di terze parti) di ben 10 minuti, non è che si può credere alla versione dell’inventore (da cui aspettiamo ancora una prova fatta con tutte le briglie a posto).

 

Un altro di quelli che a quanto pare hanno seguito ha postato un link ad una discussione interessante del passato , dove c’è chi ha notato incongruenze tra pretese di guadagni energetici ricavati, stabili, consistenti, già assodati, e necessità di essere finanziati anziché rivendere tali guadagni alla rete esistente e strani modi di calcolare quei guadagni

 

Impigliato

 

C’è anche chi, ad un certo punto, ha proposto una soluzione empirica, parafrasabile con:

Dai, fatene uno di prova, e fate una prova seria – che voli anche solo per sette giorni e sette notti (sarà uno che crede alla cabala?) – così ci si toglie ogni dubbio, specie quello che siate in grado di far volare un aquilone anche solo per sette giorni e sette notti di fila.

Numbers

 

In effetti, sarebbe già un’impresa, ma 7 giorni e mezzo (= 180 ore) è esattamente il primato di durata del volo di un aquilone raggiunto nel 1982. Certo, non si trattava di un generatore di corrente che doveva produrre 5 kW per 10 minuti. Se però puntiamo al primato, facciamo almeno 8 giorni e 8 notti di quei 330 dichiarati dall’inventore.

 

Ma quel gatto si sta mordendo la coda: è proprio per fare una prova seria che l’inventore chiede finanziamenti. Come se uno dicesse: ” Dai, dammi una decina di milioni di euro e ti dimostrerò che il sistema funziona” e l’altro rispondesse: “Dimostrami che funziona facendolo volare abbastanza a lungo e ti darò i milioni di euro”.

Nel luogo si discuteva (e si rideva) principalmente di altro; di quell’altro, una grande invenzione parecchio più incredibile del KiteGen, forse ne scriverò in un giorno di pioggia. Tornando invece agli aquiloni, nonostante si sia parlato di alta quota e di venti forti, in pratica la massima velocità di vento per la quale è stato provato l’aquilone e per cui siano noti i dati è 8 metri/secondo, da cui i calcoli seguenti che pare abbiano fatto contento almeno un lettore casuale (e per cui mi sono deciso a riproporli in bella, tanto per far sapere che anche un vaccaro, se ci si mette, sa scrivere due formule):

 

 

 

Mettiamo che io abbia una superficie magica, che ferma completamente l’aria e converte tutta la sua energia cinetica in lavoro meccanico.

L’energia cinetica che converto nell’unità di tempo sarà quindi la potenza meccanica che estraggo, poiché

01

Quale sarà l’energia cinetica che attraversa la mia superficie nell’unità di tempo?

02

La velocità v la conosco.

Quale sarà la massa che attraversa la superficie magica nell’unità di tempo?

La massa sarà il volume d’aria che attraversa la mia superficie nell’unità di tempo, moltiplicata per la densità dell’aria. La chiamo ρ, e vale circa:

03

Il volume sarà la superficie moltiplicata per la velocità del vento. Infatti, il volume di aria che attraversa la mia superficie nell’unità di tempo, sarà pari alla superficie moltiplicata per la lunghezza del volume. Ma la lunghezza del volume d’aria che attraversa la mia superficie in un secondo è proprio la velocità. Quindi:

04

L’energia nell’unità di tempo, ossia la potenza (=P), sarà allora:

05

Se poi considero l’unità di superficie divido per S, e avrò:

06

Se considero 07e sostituisco nell’ultima formula, ottengo la potenza per unità di superficie

08

Cioè appunto circa 300 W/mq

Il fatto è questo: che il vento porta con se una certa energia cinetica e, anche ammettendo di sfruttarla tutta, se hai del vento a 8 m/s, non puoi cavarci fuori più di circa 300 W/mq

 

Ashburn Cowboy, detto il vaccaro.

Quantum passion

 

Quantistica era la materia da studiare, ma “quantico” fa più fino, talmente tanto fino e moderno che lo si può abbinare un po’ a tutto, specialmente a bracciali e monili in plastica o metallo (di quelli da 3 euro la manciata al mercato) che, grazie alla “quantica”, acquistano tutt’altro spessore (e valore monetario).

 

 

Sembrerebbe roba da anni 70, quando andavano di moda monili e ciondoli portafortuna, ma “quantico” ha svecchiato il tutto: non più semplice energia degli astri, ma energia che sa di scienza all’avanguardia – è quantico, non semplice yin e yang alla portata di tutti!

 

Poi è giocoforza che, dai biofotoni ai chakra, si torni a rivalutare l’oriente misterioso, specie quando ci sia da allungare la lista degli effetti benefici e beatificanti dei monili.

 

Così si trova il “BIO bracciale energetico quantico magnetico“, che a soli 22 euro, senza alcuna controindicazione, nemmeno per uso prolungato o smodato,garantisce che aiuterà in caso di dolori di vario tipo ristabilendo al cento per cento “le energie del corpo umano”.

 

Disponibile in tre varianti:

1)tipo germanio(colore nero), che soprattutto fluidifica il sangue, scongiurando l’infarto tipico dei quarantenni e gli ictus dei settantenni, ma migliora anche il metabolismo, la qualità del sonno, riduce l’ansia e migliora l’attenzione. Forse fa anche andare di corpo meglio, ma questo la pubblicità non lo specifica. Però dice che “migliora la prestazione”.

 

2)Pietra a raggi infrarossi (colore rosso), che soprattutto migliorerebbe il sistema immunitario stabilizzando l’ossigeno nel sangue. Pare sia l’unica cosa che fa,ma ai cagionevoli potrà dare grande sollievo

 

3)A ioni negativi. Questa protegge dai mali dei nostri tempi: è anticancro e antitumorale, ma non basta: alla faccia di quella agli infrarossi, si occupa di prevenzione e trattamento delle malattie, mantiene giovani, stura le arterie, aumenta l’energia, allevia stress fisico, rigidità, spasmi o anche, in generale, il disagio. Però per fatica e stanchezza aiuta solo, ma in fondo non si può pretendere che sistemi proprio tutto, no?

 

Però niente spiegoni scientifici in prima pagina (che tanto, sembra dicano, chi tra quelli disposti a comprare il bracciale Bio Quantico Magnetico li capirebbe?) – accontentarsi del titolo e via andare.

 

 

Lo yin e lo yang (quantistici, però) tornano prepotentemente al centro dell’attenzione con il “Bio Energizer scalare quantistico ciondolo Tai Chi yin e yang“. Ancora una volta niente spiegoni ma, per impostazione predefinita, il venditore accende per te l’opzione “Acconsento a condividere la mia Business Card con i(l) fornitori(e)”. In fondo, è tutta questione di fiducia dovuta a galantuomo/uomini, anche residente/i all’estero. Non sarete scettici, spero.

 

I soliti noiosi
I soliti noiosi

O forse avete già letto dell’anello dell’immortalità (roba del 2010, non di ieri) e vi siete lasciati traviare dai soliti noiosi che non vogliono capire che al mondo c’è di più di quel che sanno loro, e che costa anche poco?

Diverso l’approccio di chi non vende paccottiglia, ma propone percorsi curativi e di benessere. Allora il discorso si fa più articolato, e quantico si sposa coi cristalli per dar luce a nuove antiche terapie tra buone parole e tanto amore, perché

“la vita non è solo quella fisica, essa ha una valenza anche energetica: molte discipline tra cui l’ermetismo, la fisica quantistica e la cristalloterapia quantica sfruttano questi concetti per manifestare un concetto di bellezza”.

 

E insomma, se proprio non possiamo essere intelligenti, almeno di essere belli un po’ ce lo meritiamo. Ma per quelli che riescono a comprendere qualcosa di più di “ciondolo”, qui troviamo uno spiegone che finalmente ci racconta dei quanti e delle meraviglie associate:

 

 

“Alla base degli elementi fondamentali (gli atomi?) che compongono la materia (quindi noi stessi e la realtà a noi manifesta) troviamo delle concentrazioni energetiche piccolissime o QUANTI. I quanti sono elementi che hanno cambiato il paradigma mentale e scientifico in base all’osservazione che essi hanno una natura duplice: si manifestano come onde (natura ondulatoria assimilabile forse alla definizione Ermetica di energia) e si manifestano come corpuscoli (ossia come materia)”

 

 

 

Visto com’è facile? Lo capirebbe persino un sasso, sempre che non preferisca solo “ciondolo”. Ma restituiamo la parola alla scienza:

 

 

“Come in basso così in alto e quindi ogni cosa è composta di minuscoli concentrati di energia Quanti. I quanti sono comuni sia agli oggetti sia agli esseri umani, questo elemento potrebbe essere il ponte che ci aiuta a comprendere le interrelazioni tra persone, oggetti, luoghi e cristalli ma per capire meglio qual è il mio obiettivo occorre immergersi un po’ nella visione della fisica quantistica”

 

 

E che aspettiamo? Immergiamoci prontamente, come in basso così in alto:

 

 

“I cristalli sono definiti tali perché hanno una disposizione degli atomi ordinata. Una definizione del cristallo può essere: Solido i cui atomi sono ordinati nello spazio con regolare periodicità determinando forme poliedriche a cui possiamo aggiungere la visione quantistica ed immaginare che siano composti di quanti energetici”

 

 

Ecco il segreto: immagina, puoi. Infatti il resto prosegue immaginando per altre 20 o 30 parole, finché si arriva al nocciolo della questione:

 

 

“Lo scopo degli incontri e dei corsi di Cristalloterapia quantica è sperimentare e fondere le arti antiche con le tecniche moderne al fine di essere un pratico mezzo per la ricerca di quello che abbiamo nel cuore…naturalmente dopo aver scoperto cosa abbiamo nel cuore”.

 

 

 

E in effetti, se non sai cos’hai nel cuore, dove vorresti andare? Per fortuna ci pensa la scienza, per soli 80 euro a testa più eventuale acquisto delle 5 pietre necessarie se sprovvisti, pranzo al sacco a carico vostro ma cercate di portarne un po’ di più, che pare che anche la scienza abbia fame:

 

” Sperimenteremo l’energia di 5 pietre: 2 Shungiti, Granato, Quarzo Ialino, Serpentino, Calcite.

Useremo le pietre per creare uno schema di purificazione e alla fine della giornata sapremo come trasformare in potere la nostra energia. Saranno poi individuate per ogni partecipante la pietra totem.

Per prenotazioni e informazioni: p*****@****.it – 338*****

La quota di partecipazione è 80,00 euro.

Si consiglia di essere vestiti comodi.

Occorre un pendolo e le cinque pietre, qualora non si possedessero le pietre segnalare quali sono necessarie e saranno portate in loco per essere acquistate.

Si consiglia di portare del cibo da condividere”

 

Sì, questa è fame.