Let’s go fly a kite

Incontri strani? Ma nemmeno tanto.

 

Però se vi piacciono gli aquiloni, un giro qui dovete farlo: si parla di vele legate a “fionde” perché possano alzarsi in volo anche quando il vento non c’è, di far volare gli aquiloni in qualche mare esotico (tanto per parlare di mestieri logoranti) e, soprattutto, di autentici caroselli, perché va bene divertire i grandi, ma anche ai piccini qualcosa da vedere bisogna  dare.

 


 

Balanced intro:

Sollecitato privatamente da personaggi equilibrati, ho deciso di premettere quanto segue:

Il KiteGen è un modo di sfruttare il vento di alta quota tramite degli aquiloni. Pare che sfruttare il vento di alta quota possa comportare qualche vantaggio in termini di resa energetica, almeno fin dove si riesce a sfruttare le correnti giuste e finché queste si fanno trovare.

La resa energetica del KiteGen è comunque dello stesso ordine di grandezza dell’eolico convenzionale e i prototipi fino ad ora realizzati sono di scala davvero minima.
Attualmente il KiteGen non è neppure in grado di competere con l’eolico convenzionale, e forse non lo sarà mai, ma è comunque un interessante filone di ricerca finché viene studiato da gente seria e non viene spacciato per quel che non è; non fa miracoli, ma studiarlo (seriamente) qua e la per il mondo ne varrebbe la pena: queste ricerche non costano poi tanto e i prototipi costruiti, pur continuando a non fare miracoli, possono avere interessanti ricadute, specie se chili guida non sia interessato di più alle spiagge tropicali.

Il punto di questa storia è però un altro: sempre più spesso si fanno incontri con gente che non si fa scrupoli a proporre autentici sogni dal guadagno impossibile in cambio di finanziamenti (o anche sovvenzioni private), alimentando il dubbio che l’unica cosa che interessiloro davvero sia di potersi assicurare una pensione certa (e di quel che si sarebbe potuto realizzare davvero, chi se ne frega) e il modo in cui il KiteGen è stato pubblicizzato e propagandato da parte di alcuni (ma non da altri) non ha fatto eccezione.

End of balanced intro


 

 

Di cosa si tratta dunque? Di un sistema per produrre energia dall’eolico – in pratica, un aquilone (di quelli tipo vela che vengono usati anche per gli sport acquatici proprio perché in grado di esercitare una forte trazione), fatto salire in alto fino a 2000 metri verrebbe ritirato velocemente in basso facendolo ripiegare e tirandolo con una carrucola (fase consumante) fino a 1000 metri.
Poi la vela sarebbe di nuovo messa in grado di prendere il vento, così da risalire a 2000 metri. In questa fase l’aquilone, trainando il cavo che funge da carrucola, precedentemente avvolto spendendo, lo svolgerebbe caricando una dinamo.
Ci si aspetterebbe – e forse qualcuno lo ha anche misurato – che il sistema più o meno in media renda quanto il normale eolico.

 

Invece i geniali inventori sostengono ben altro: con un numero sufficientemente grande di vele (anche concentrate in spazi relativamente ridotti), o anche con aquiloni delle dimensioni di uno stadio da calcio o superiori (che tanto che vuoi che sia farli decollare e governarli), secondo loro (o forse solo uno di loro e gli altri a seguire, che l’importante è poter sperimentare, specie se sulle coste africane d’inverno) si otterrebbe tanta di quella energia a basso impatto ambientale da poter fare a meno delle centrali tradizionali.

 

In pratica, la parte smart non sarebbe tanto il fatto che sia possibile o meno ricavare energia dagli aquiloni (certo che lo è), ma quanta (di certo non è la quantità dichiarata).
Ci si dovrebbe fare un’idea dei soggetti coinvolti  e della loro capacità inventiva anche solo considerando gli aggiustamenti “al volo” (è proprio il caso di dirlo)  che hanno proposto  per sostenere le loro millanterie di fronte alle critiche di colti ed incolti, critiche anche terra terra, che se una cosa è proprio evidente, non è che serve parlare dei massimi sistemi: “e se l’aquilone non scende a perpendicolo?” “lo tiriamo giù così in fretta che non avrà il tempo di deviare…” “e se non c’è vento a bassa quota?” “lo facciamo decollare accendendo grossi ventilatori…” “e se 2000 metri di cavo sono troppo pesanti?” “useremo cavi speciali ultraleggeri” “e se non reggono alle torsioni e agli strappi?” “useremo cavi speciali ultraresistenti…” e via così di arrangiamento in arrangiamento, persino di fronte al problema di fondo: “e se il vento non c’è sempre?” “cercheremo siti apposta”. Per chilometri quadrati di aquiloni? Ovviamente.

 

Tutto questo, quindi, per risolvere i problemi energetici del mondo: gli aquiloni fornirebbero energia mentre ti bevi il tuo sudato daiquiri in qualche spiaggia tropicale (che lì quando si alza il vento scherza niente). Ne fornirebbero così tanta che per reggere il confronto bisognerebbe paragonarli ad una centrale nucleare (che però inquina di bestia, mentre un aquilone che veleggi in Micronesia non inquinerebbe niente). Insomma, una trovata geniale, da finanziare al più presto con soli 10 o 12 milioni di euro (tanto per fare una startup e vedere se il gioco regge). Così quelli che l’hanno pensata potranno finalmente iniziare a mettere in atto i loro propositi: daiquiri offshore. Grandi.

 

 

 

Per chi volesse approfondire la questione da un punto di vista un po’ più serio (e necessariamente scettico), cliccare qui

 

Per chi si accontentasse di un riassunto musicale: Let’s go fly a kite

 

Per chi volesse sentire una recente voce di altra campana, con tanto di accenno a produzione di energia a prezzi irrisori, in quantità da centrale nucleare, con ammissione di uso di kite per surfisti (No daiquiri? Ahi! )  e con annessa  richiesta finale di money: intervista del 24/04/2015

 

PS
Tra i commenti sottostanti, tutti per un motivo o per l’altro parecchio buoni, sottolineo questo, semplice e diretto:

Basta dire che gli inventori del kite gen italiano promettono 200 volte di più di un normale kite gen e abbiamo detto tutto

perché  è il motivo principale per cui il KiteGen, a prescindere dal fatto che possa o meno produrre un po’ di energia, è di fatto una bufala:  il filo conduttore è proprio la discrepanza tra possibilità reali e  guadagni millantati da persone che non dovrebbero sbagliare i loro conti e, pure messe dio fronte all’evidenza, insistono, dimostrando con ciò una chiara volontà di contrabbandare illusioni per finanziamenti.

Qui lo stesso frequentatore  ha indicato un valore limite di 313w/mq. per un vento di 8 m/s. Vediamo se ho capito come ci è arrivato.

Mettiamo che io abbia una superficie magica, che ferma completamente l’aria e ottiene lavoro (come una Pelton ideale,ad esempio).

L’energia cinetica che converto nell’unità di tempo sarà la potenza che estraggo.

Potenza=energia/tempo.

Quale sarà l’energia cinetica che attraversa la mia superficie nell’unità di tempo?

Ec=1/2mv^2

la v la conosco.

Quale sarà la massa che attraversa la superficie magica nell’unità di tempo?

La massa sarà il volume per la densità (la chiamo ro)

Il volume sarà la superficie per la velocità del vento.

Ec=1/2 ro x S x v x v^2=1/2x ro x S x v^3

L’energia nell’unità di tempo, ossia la potenza (=P),
sarà allora P=1/2x ro x S x v^3 espressa in W

Se poi considero l’unità di superficie divido per S, e avrò:
p=1/2 x ro x v^3 (W/mq)

Se metto ro=1,2 kg/metro cubo
e v = 8 m/s, ottengo:

p=1/2×1,2×8^3 = 307W/m^2

Cioè appunto circa 300 W/mq

Il fatto è che il vento porta con se una certa energia cinetica e, anche ammettendo di sfruttarla tutta, se hai del vento a 8 m/s, non puoi cavarci fuori più di circa 300 W/mq

Se uno dice di ricavare 20.000 W/mq, sta dicendo un’autentica boiata, più di circa 300 non posso avere, altro che 20.000…

Vi sembrano conti difficili? A patto di aver frequentato le scuole superiori con profitto (e che si trattasse di scuole dove un po’ di fisica e di matematica l’abbiano insegnata), questi sono conti elementari.
Si sa che a questo mondo non tutti sono in grado di effettuare conti che ad altri paiono elementari, ma quando scendono in campo i laureati, la scusa di una svista non regge:

non è pensabile che degli ingegneri non sappiano fare o sbaglino (così tanto)  questo genere di conti (che tra l’altro indicano il MASSIMO rendimento senza perdite, non una media teorica e nemmeno una constatazione da pratica  – per la quale abbiamo valori anche di un terzo più bassi).

Nell’ostinata difesa di questa bufala, nata intorno al 2002 e che a tutt’oggi, ben più di 10 anni dopo, è “in via di costruzione” (o “di test”), è difficile pensare che non ci sia del dolo.

 

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17 thoughts on “Let’s go fly a kite

  1. Il sudato Daiquiri

    Attendente!

    Comandi Signor Tenente!

    Questo Daiquiri è tutto sudato!

    Signor Tenè

    COSA VUOLE ADESSO?

    Signor Tenente, essendo il Daiquiri una bevanda fredda, l’umidità atmosferica si condens

    E’ TUTTO SUDATO LA VUOL CAPIRE O NO!!!

    Ehm

    Signor Tenente, forse preferisce un pònce al mandarino?

    Bof

    E vada per il pònce al mandarino

    Ecco il pònce Signor Tenente

    Mh. Era l’ora.

    glu glu glu

    Attendente!

    Comandi Signor Tenente!

    C’era troppo poco gin, me ne porti un altro

    Ehm, Signor Tenente, il Barman vorrebbe un anticipo sulle spese

    Uff, malfidato e micragnoso, gli dia tre o quattro megawattora del futuro

    Ma lui li vuole ora

    Ora subito non è possibile, lo sa anche lei: prima dobbiamo scegliere il metodo di lancio, poi dobbiamo impiantare il chiller, debuggare il software, inventare il RADAR antiuccelli, brevettare le funi aerodinamiche, da fare ce n’è mille e tu mi rompi l’armonìa con il Daiquiri, ma io ti mando a Gaeta ti mando. infingardo e traditore che altro non sei

    Sigh

    Sob

    Beh su, Attendente, ho un caratteraccio lo so, ma sono un cuor d’oro, capisco che lei è di leva e non è al corrente delle Tradizioni e del pregresso, se vuole l’aggiorno ma ci vorrà del tempo, mi porti un altro pònce intanto che faccio mente locale

    Ma il Barman

    ME NE FREGO! Faccia come crede ma mi porti un altro pònce, e domani a quest’ora incominciamo il briefing, il quale nonostante il suo nome e la mia notoria concisione tanto breve non sarà, perché come saprà ai tempi degli Orazi e Curià

    Signor Tenente ecco il pòn

    Attendente!

    Comandi Signor Tenente!

    Per questa volta passi, perché l’argomento mi appassiona e mi ha anche rimediato il pònce,
    ma GUAI A LEI SE MI INTERROMPE DI NUOVO! E specialmente quando comincio a parlare in rima!

    Bene, si levi di torno fino a domani sera, ché domani di giorno ho da risolvere la faccenda del Daiquiri.

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  2. Tenente! Qui stai? Va bene, allora., ma attento a come il tuo plotone posiziona gli obici…

    Kitegen – mi pare abbiano smesso di cercare di farsi conoscere. Oppure sono tutti prigionieri in qualche emirato: non dicevano che avrebbero costruito una prima centrale da quelle parti?

    Dite che sono poi riusciti ad ottenerli dei fiinanziamenti?

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  3. Ci hanno provato col crowdfunding [1]; 1 800 dollari in due mesi da trenta donatori, chiusa campagna.

    Ma dovrebbero essere a posto (grassetto mio, NDA*): “Il Progetto Kitegen sarà, infatti, una delle colonne portanti del programma saudita da 66 miliardi di $” [2]; [A].

    Verifica stato avanzamento a breve, tre-sei dodici, niente di che: “vedremo entro meno di un anno cosa succede [3].

    Salù.

    Nastù.

    ————————–
    NDA: Non Dite Assurdità.
    1: https://www.indiegogo.com/projects/kitegen-the-ultimate-green-energy-solution#/story.
    2: https://ilblogdellasci.wordpress.com/2013/09/13/kitegen-nuova-chimica-dalleolico-troposferico/.
    3: : http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2013/11/30/scharlatanerie/comment-page-3/#comment-499020.
    A: indovinate cosa deve fare quel programma!

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      • Ma basta sostituire “anni” a “mesi” – loro dicono “mesi” e invece intendono quelli che per noi sono “anni”.

        3/6/12 anni…sarebbero praticamente in orario, se producessero la centrale entro un paio di quelli. Mesi per loro, anni per noi.

        Certo, se poi ci fanno lo stesso scherzo, ma a rovescio, per i megawattora…

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      • Egregio Signor CimPy,
        non so chi sia lei ma mi corre l’obbligo di informarla che non è il caso si metta a scherzare sul mio cognome, stante il fatto [1] che la tecnologia Kitegen
        E’un cambio di paradigma che può rappresentare una soluzione pratica ed effettiva al problema energetico e, di conseguenza, alla crisi economica

        Il Progetto Kitegen sarà, infatti, una delle colonne portanti del programma saudita da 66 miliardi di $ destinato a dissetare l’arida penisola arabica

        L’obbiettivo [economico] è scendere sotto i 15 $/MWh
        “.

        Altrove [2], potrà apprendere che
        vedremo entro meno di un anno cosa succede
        […]
        non ho dubbi che il metodo Ippolito funzioni
        […]
        l’esperimento è stato già fatto e ha funzionato; ha prodotto potenza per un tempo significativo
        […]
        il procedimento ha un elevatissimo EROEI
        “.

        Ovviamente se chiede a chi l’ha scritto
        di questo EROEI fenomenale
        quanto elevato sia, e come provarlo
        rischia davvero di restarci male;
        si accorgerà da sé di cosa parlo
        quando le dico che il mistero è fitto;
        ci ho già provato, e ho visto che non vale:
        la manderà affanbagno, tale e quale
        fece con me, quando gli chiesi attento
        da che parte l’aquilone prende il vento [3].
        Distinguere non sa, o non gli cale
        -o forse la fatica gli par troppa-
        se lo prende da prua o se da poppa.

        Distinti saluti.

        Avv. Ponderio Filastrocchi.

        PS:
        In [1] inoltre vien verificato
        come già anticipato in questa mia
        che fiorirà il Deserto di Arabìa
        tosto che il Kitegen vi sia impiantato:
        del mar dall’acqua si separa il sale
        e prende vita un Nilo artificiale.

        ———————
        1: https://ilblogdellasci.wordpress.com/2013/09/13/kitegen-nuova-chimica-dalleolico-troposferico/;
        2: http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2013/11/30/scharlatanerie/comment-page-3/#comment-499020;
        3: 3: http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2013/11/30/scharlatanerie/comment-page-3/#comment-497858.

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      • A me questo Kitegen mi è piaciuto fin dal primo momento, e perciò mi son messo a studiarlo -ahi che tormento- a cominciare dall’agiografia di complemento.

        L’idea del Kite Wind Generator è dell’industriale Massimo Ippolito che, osservando i kitesurfer, ha notato la grande quantità di energia che i kite erano in grado di raccogliere
        (da https://it.wikipedia.org/wiki/Kite_Wind_Generator)

        La “grande ” quantità di energia è quantificabile, appunto, misurando la Forza che traina la tavola, e lo Spostamento che essa subisce.
        Mi sembra strano che un ingegnere questo non lo capisce, di misurarle entrambe non si cura

        scusate, oggi in prosa non è cosa, proseguo in rima ché faccio prima.

        ———————————–
        Or qui rivedo il mito fondativo
        del Fauno Ipponio intento ad osservare
        le Ninfe Naturelle navigare
        su certe tavolette sagomate
        che da aquiloni in volo eran tirate;
        scopre così che grande è la potenza
        che il vento cede a un kite ben costrutto,
        e vede l’occasione e freme tutto:
        “Sol che riesca a parlar con gente savia
        che apprezzi questa idea originale
        ne cavo uno stipendio niente male”,
        dice a sé stesso l’ Uomo della Pioggia.

        E come cade il gran nella tramoggia
        sol per uscirne infin fatto farina
        mille progetti concepisce e sfoggia
        la sua mente rutilante e sopraffina:
        ferma i missili in volo l’aquilone,
        raffredda il clima, genera energia,
        fa muovere le navi e così via*.

        Perché, o Ipponio, non hai calcolato
        l’energia necessaria all’aquilone
        per percorrere un bel miglio lanciato
        in equilibrio su quel tavolone?
        Avresti visto allora in un momento
        misurando la forza e il movimento
        che bastano mille watt o poco più
        per andare a cento all’ora in su ed in giù.

        Ipponio mio, perché non hai capito
        la differenza più fondamentale
        tra il sistema sognato ed il reale?
        Non so se sia per ignoranza o dolo,
        ma l’analisi che fai non è corretta:
        Il Kitegen è vincolato al suolo
        e la tavola si sposta su una retta.

        Ancora più basito son restato
        quando scienziati noti, professori
        popolani, studiosi, un deputato,
        politicanti di razza e sprovveduti
        del Kitegen si fan sostenitori
        e taccian di trollaggio gli avventori
        che si azzardano a dir “tutto sbagliato”.
        “Non è materia tu, restane fuori
        se di fischi non vuoi esser subissato”
        è l’apostrofe più gentile al disgraziato
        quando mostra che son finti gli allori.
        Questo avveniva qualche tempo fa
        sul blog dell’ASPO, detto NTA.

        Non son qui a rivangare quella gogna
        per la voglia di rivalsa o di riscatto;
        quel che mi preme è illuminare il fatto
        che tanta gente, istruita e colta
        i Maghi ascolta, e non se ne vergogna,
        si vede con l’ Ecat, quel di Bologna.
        Il tratto distintivo più diffuso
        che ho avuto modo di osservare
        è la scarsa tendenza a raccattare
        la spazzatura che s’era profuso
        -quando, giovani noi, ampi gli spazi
        grazie anche a qualcun che ciaveilluso
        che il mondo fosse tutto a nostro uso
        si pensava solamente a stare sazi-
        a piene mani; ma, si sa, il destino
        di chi disprezza le briciole di pane
        è che gli venga acceso un lumicino
        sul mignolino, e debba andar carponi
        sotto al desco che vide il suo festino
        per ritrovarle TUTTE, e darle cane
        che lo segue dappresso, e che lo assilla
        fino al canto del gallo dalla squilla.

        Oh! mi si è seccata la fonte della rima!
        Era meglio se cominciavo prima

        NOOOO BASTAAA!

        Sicuri-sicuri?

        Eehhheheheheeee

        ….

        Bene, l’avete voluto voi.

        C’è nessuno in ascolto che ha sentito parlare del Kitegen, che gli interessa l’argomento, che pensa che ci sia qualcosa da osservare in questo articolo e nei commenti ad esso?
        Non dubito che qualche ROBOT setacci il web -parola chiave “Kitegen”- e informi chi-di-dovere in tempo reale, al Colonnello M. Intrigo secondo me gli arriva il tempo reale.
        Dubito molto, però, che qualcuno che si ricordi degli argomenti che usava per sostenere tale tecnologia, li trovi tutti ancora validi; sarebbe interessante sapere i motivi di eventuali riposizionamenti.

        Il Kitegen è stato una mina vagante nel Forum Rientrodolce, allora movimento/gruppo del Partito Radicale;
        Eugenio Sbardolini (che da tempo non sento, e ne cerco notizie) smontò vite per vite tutto il Kitegen, ed erano TUTTE fallate; e fu coperto di vituperi. Qualcosa -di tecnico, perché di bassezze si arriva a livelli da esposizione- riporterò, se la ritrovo.

        In rima ho impostato una domanda generica implicita in una domanda specifica esplicita.

        La domanda esplicita, raggruppando semplificando esplicitando, è:
        Quale è la potenza necessaria a far planare una tavola da kitesurf?.

        Se la potenza è elevata (decine di chilowatt) il Kitegen forse un centesimo dei millanta lo potrebbe fornire;
        se la potenza è piccola -dell’ordine dei pochi chilowatt, il Kitegen è nato morto.

        Ho provato a fare i miei calcoli con i dati che ho trovato e mi risulta intorno ai due chilowatt.
        Si ragiona di navigazione al traverso, velocità intorno 20 m/s, forze di pochi chilogrammi.

        NATO MORTO!

        Ed è venti anni che intorno a questo cadavere ronzano le mosche.

        E vogliamo parlare del Carousel?

        beh con la pratica ho imparato a controllare abbastanza efficacemente gli attacchi riso.

        Il Carousel

        sigh

        sob

        il Carousel

        è nato morto anche lui iiihhh iiihhh poverino Carousel hhhiiii come mi dispiace iiiihhhh

        O … o… o ichhé ll’è, una strage!?

        No guardi, Signor* Passante Casuale, permette che le spieghi, era una misconception

        Davveeerooo? E come maiiiii?

        Eh! Ciaveva gli aquiloni sopravvento

        Sopravvento-oo? O come sopravvento-oo?

        Eh, sopravvento al punto di vincolo, li aveva

        Sieee vien via va’ ‘ia, ‘un ci vanno miha, sopravvento!

        Eh, ormai …

        eh

        allora ciao eh

        eh

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  4. Questi sono i numeri di chi fa davvero questi piccoli esperimenti.
    http://www.kitepower.eu/newsevents/73-kite-power-demonstration-2012/107-results.html

    Non saprei se siano andati avanti.
    Notare che si parla di generatori sicuramente realizzati e funzionanti, ma sono ancora impiantini da 5kW!
    Non ho notizia di nulla di più grande

    Ricordiamoci che
    1)la ricerca sul kitegen è economica,
    2)il kitegen potrebbe produrre quanto l’eolico convenzionale, forse qualcosa in più.

    Se si parla di ricerche costosissime o di rese fantasmagoriche, la cosa è strana.

    CHIARIMENTO Se io dico “produrre quanto l’eolico convenzionale”, intendo un confronto di produttivita a parità di costo dell’impianto, oppure a parità di energia che mi è servita per produrre i pezzi che compongono l’impianto.

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  5. Ma così è perfetto, niente da dire; intanto che fan volare l’ aquilone studiano a buon livello aerodinamica, programmazione, telecontrolli … e non vendono Olio di Serpente.

    Il grafico che riporti dà 200 W/metro quadrato, Potenza Meccanica.
    Consideriamo -secondo me generosamente- un rendimento PM –> PElettrica esportabile 50% e siamo a 100 W/metroquadrato.
    Kitegen ne spara ventimila, duecento volte tanto, come fa a non puzzare?

    Come fa a non puzzare l’ Ecat a chiunque ne senta?

    Più dello esporne le fallacie tecniche
    -o rammentarne la logica bacata
    e tentar di tanto in tanto una graffiata
    alle tecnologie un po’ troppo olistiche-
    a me interessa studiare il meccanismo
    per poterne isolare la struttura
    e rivelar lo schema, addirittura!
    che soggiace pervasivo e ricorrente.

    Sembra quasi una Legge di Natura:
    il Professor Famoso, il suo Assistente,
    che ragionando su un dato inconsistente
    vedono in un domani non lontano
    la soluzione del gran problema umano
    rappresentato dall’ uso dissennato
    che globalmente facciamo del Creato[*].

    l’ Inventore, la sua Creatura in collo,
    molte ne tace su quel suo portento
    mentre racconta i pregi del modello
    e del lavoro suo: testa, e talento;
    una serie numerica ascendente
    di mesi ed anni, cambi di procedura
    di configurazione e di funzionamento,
    scoraggiante la campagna di misura
    e teorie d’accatto a ogni momento.

    Il Giornalista Scientifico, elemento
    che spesso meriterebbe un monumento
    per il coraggio, per la temerarietà
    con cui riporta di cose che non sa;
    la Commissione all’ uopo convocata
    per scegliere tra idee, schede e bozzetti
    ha fatto registrare al protocollo
    che la statua si scolpisca di un gran pollo;
    segga sulla sua schiena un cavaliere
    munito di stendardo e di gualchiere
    sul qual si poseranno i passeretti
    a dar sfogo con agio allo sfintere.

    Il pubblico generale … oh mamma mia!
    paga per farsi predire la fortuna
    di trovar la Luna nel secchio, o per la via!

    Voglio dire, e se l’ho già detto mi ripeto, che -accanto al pubblico generale che compra il tronchetto della felicità i braccialetti quantistici i grattaevinci- NON E’ POSSIBILE che gente che ha studiato, scrive, legge, insegna, prenda per buono un MIRACOLO così, semplicemente perché lo dice Uno.
    NON SI PUO’, sotto nessuna ipotesi, credere vero che un aquilone possa volare sopravvento al suo punto di vincolo; se il Carousel non fosse nato morto per via della errata stima -ma quale errata stima, errata come quella del calore prodotto dall’Ecat?- della potenza producibile da un aquilone, sarebbe stato ucciso da questa sua contraddizione interna.

    Trovo vergognoso che continui la rappresentazione di questo spettacolo miserabile, messo in scena da una vera e propria lobby, capace di portare la manfrina fino in Parlamento; è inammissibile che una banda di BUGIARDI [1] si permetta di utilizzare il nome di Amnesty International come testimonial di una raccolta fondi da mendicanti -contributo medio 60 euro, di poveri passerottolini che magari hanno rinunciato a una pizza per raggranellare l’obolo.

    Se non temessi i rigori della Legge, dichiarerei LADRO e DISONESTO -o INCAPACE, sprovveduto, Passero, senescente- chi ha scritto a favore del Kitegen e non ritratta con adeguato rilievo le PANZANE che ha sostenuto e le FALLACIE con le quali lo ha fatto.
    Certo, non è questione di vita o di morte, e una percentuale di grassatori, traffichini e incompetenti è ineliminabile; ma se mettono la testa fuori dalla loro fogna, una raffica di sputi è il minimo sindacale.

    ——————–
    Riporto la domanda esplicita del mio commento precedente: “Quale è la potenza necessaria a far planare una tavola da kitesurf?”.
    La domanda implicita, generata dalla risposta alla precedente, è se tale potenza è o no congrua con le millanterie di Kitegen; questa “grande potenza” -pardon, “energia” è la base del mito, se non tiene crolla tutto.
    Il resto sono incrostazioni e incongruenze che si tengono in piedi solo su idiozie ancora più grandi, come i bracci controventati lunghi OTTOCENTO METRI, gli aquiloni in volo sopravvento al loro punto di vincolo, il Kite Power Factor -KPF (fattore moltiplicativo arbitrario, che elogerò se non perdo il filo del discorso), il “grande fronte di vento intercettato”, esagerato oltre ogni decenza …

    E i Professori, che sanno le equazioni oni oni differenziali ali ali, e non si abbassano a discutere con chi non le capisce ed anzi vorrebbero togliergli proprio la parola, forniscono ai tifosi argomenti a sostegno del sistema -argomenti che, date le assunzioni di base inconsistenti, possono essere solo incongrui, fallaci, pretestuosi, irrilevanti, impropri …

    Ce n’è per tutti: come fa un ingegnere meccanico a vedere il braccio di venticinque metri che spunta dall’igloo, e credere che possa flettere “come una canna da pesca al tonno” tanto da cedere cinque metri di fune sotto un tiro di centinaia di tonnellate? Esso lavora come trave incastrata ad un estremo e caricata in punta a flessione, e l’incastro della trave è largamente inadeguato: il meccanismo di brandeggio infatti sopporta appena il peso della trave stessa.

    Come fa un economista (o anche un ragioniere) a credere che il piano finanziario Kitegen, che promette -promette? devo ripetermi, cosa che odio: MILLANTA ritorni annui del quaranta per cento sul capitale investito sia sensato e applicabile?

    Come fa un ingegnere elettronico a credere che quelle due casse di Bottiglie di Leyda che fanno passare per

    aspetta che prendo fiato

    supercondensatori ori ori, possano accumulare abbastanza energia e fornirla con sufficiente potenza da mantenere costante l’esportazione di tre megawatt E contemporaneamente fornirne per le manovre?

    Come fa un ingegnere aeronautico, a prendere per buone ali “futuribili” con prestazioni da Solar Impulse, efficienza aerodinamica SETTANTA!!! Caxxo! SERGENTE!

    SERGENTEEE!!!

    Co – co – comandi Signor Tenente!

    Ma che faceva, dormiva?

    Scrub

    Scratch

    Lasci fare, era una domanda pleonastica, presto, adunata, tutti al pezzo antiaereo

    Ma … ma Signor Tenente, noi siamo del Genio Zappatori, il pezzo antiareo non ce l’abbià

    Ekkekkaxxo Sergente, sempre scuse e mai un risultato, non la vede quella Power ower ower Wing ing ing che vola a diecimila metri AGL a ottanta metri al secondo efficienza settanta KPF quaranta spazzando un milione di metri quadrati?

    Veramente, Signor Tenente, no; non la vé

    PERCHE’ HA ANCORA GLI OCCHI ABBOTTONATI, ecco perché! Comunque ha ragione, non la vede perché non esiste

    E allora scusi Signor Tenente, il pezzo antiaè

    ALLA STRATEGIA CI PENSO IO, OCHEI? lei badi ad eseguire gli ordini.

    Signorsi Signor Tenente CLACK

    Ohhh bene, caxxo, disciplina ci vuole, e disciplina avrà.

    Riassunto di questa puntata:
    La base teorica della grande energia raccolta dalla vela di un kitesurf è una buffonata;
    non è possibile che chi si spara pose da scienziato non se ne avveda;
    pertanto chi sostiene la validità del Kitegen o ha delle dissonanze cognitive, o è membro della paranza.

    ———————–
    1: http://kitegen.com/2012/05/17/successo-dellopen-day-kitegen/: “una demo di volo particolarmente ben riuscita“; sessanta secondi di volo incerto, perdita di controllo e crash.

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    • Riassunto di questa puntata:

      La base teorica della grande energia raccolta dalla vela di un kitesurf è una buffonata;
      non è possibile che chi si spara pose da scienziato non se ne avveda;
      pertanto chi sostiene la validità del Kitegen o ha delle dissonanze cognitive, o è membro della paranza

      Oppure non sa di cosa parla, non ostante le pose che si dà.

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      • Basta dire che gli inventori del kite gen italiano promettono 200 volte di più di un normale kite gen e abbiamo detto tutto.

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        • …E che lo fanno da più di 15 anni, sempre giurando di essere ormai pronti – gli mancano solo quei 10/12 milioni di euro per dimostrare che è tutto vero: ai Caraibi gli aquiloni volteggiano da dio

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          • Inutile poi pensare troppo ai calcoli.
            In aerodinamica bisogna fare tantissimi esperimenti, per varificare i calcoli, aggiustarli, e fare altri calcoli, su cui basarsi per i prossimi esperimenti.
            Se non si fanno esperimenti, non si sta facendo nulla.
            Se non si realizza un piccolo prototipo funzionante, qualsiasi calcolo è lettera morta.

            Conosco persone che prima si interessavano al kitegen italiano, ora non se ne interessano più.
            Il motivo è che non si è fatto nessun prototipo funzionante che confermasse il concetto e giustificasse esperimenti di più grande scala.
            Questo è già un motivo per abbandonare la cosa, anche senza sapere nulla di aerodinamica.

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